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Don Ivo Rossi: Il primo periodo di sacerdozio

posted by Paolino marzo 06th, 2008.No Comments

La prima destinazione, in qualità di giovane prete, fù Bordonchio nell’agosto dello stesso anno ad aiutare Don Antonio Benedettini.
L’entusiasmo non mancava e pur di partecipare agli incontri di pastorale che si svolgevano in curia a Rimini, Don Ivo vi si recava sempre in bicicletta, spesso portando con se un ragazzo della parrocchia facendolo sedere sul “cannone” della bici.
Nel mese di ottobre dello stesso anno Don Ivo, ubbidendo agli ordini del proprio Vescovo, si trasferì nella parrocchia di S. Maria Assunta a Scacciano (Misano Monte) in qualità di cappellano del parroco Don Silvio Brici. L’esperienza durò il volgere di un inverno poiché nel mese di aprile del 1952 venne nuovamente trasferito con destinazione Borgo San Giuliano nella parrocchia di San Giuliano Martire, guidata da Don Stefani (NOME???).
In quel periodo il ruolo di cappellano, soprattutto per i preti giovani, veniva svolto in diverse realtà parrocchiali, senza una lunga permanenza in ciascuna di esse. Dopo solo 6 mesi, giunto il mese di ottobre, Don Ivo cambiò nuovamente destinazione recandosi nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Bellaria mare per collaborare con Don Giuseppe Canini. Quest’ultima destinazione segnerà profondamente il percorso sacerdotale di Don Ivo, poiché vi si fermerà per oltre dieci anni e di fatto metterà le basi per la futura parrocchia di San Mauro Mare che al momento era inglobata nel territorio di Belluria mare.
Il primo impatto con Don Giuseppe, un sacerdote con già 15 anni di ordinazione presbiterale fu, per il giovane Don Ivo, molto riverente per le notevoli capacità che questi sapeva mettere in atto sia nella crescita spirituale e sia nell’organizzazione della parrocchia.
Don Canini aveva un carattere forte, ma allo stesso tempo era generoso ed espansivo: “sicuramente egli ha contribuito molto nella mia formazione di sacerdote”.
In quegli anni l’espansione del paese, lo sviluppo della realtà turistica e la fortuna di avere a livello diocesano un certo numero di vocazioni che si tramutavano annualmente in ordinazioni, permettevano la presenza di diversi preti cappellani nelle parrocchie dove queste ne richiedevano. In quel periodo Bellaria mare ha potuto contare sino a  tre giovani preti per coadiuvare il parroco nella propria missione: Don Salvatore Belletti, Don Mario Maresi e Don Ivo Rossi. Per Don Ivo, fu veramente un periodo di grande formazione e di intreccio di legami personali che tutt’ora continuano.
Ai cappellani ovviamente, non toccava mai la celebrazione della messa principale della domenica e questi, a turno, sia nelle messe feriali che in quelle del primo mattino domenicale si alternavano alle celebrazioni nelle periferie: Cagnona e San Mauro Mare.
Alla Cagnona la messa la si celebrava presso la chiesina delle “Dame Inglesi”, mentre a San Mauro Mare nel periodo invernale ci si recava presso la Colona Teodorani (dove attualmente c’è il residence del Happy Camping) e in estate si girava per i cortili delle famiglie; molto spesso però la celebrazione veniva ospitata dalla famiglia di Paolino e Olga Giorgetti in fondo a via Marina.
Quante corse ho fatto in bicicletta per recarmi a dir messa alla Cagnona con i ragazzi che mi accompagnavano o che incrociavo per strada. Un giorno, con Lanfranco Sberlati, volutamente abbiamo fatto una delle tante gare in bicicletta per vedere chi di noi due era il più forte. Sulla via Panzini, in prossimità di piazza Marcianò, una maldestra svolta senza guardare di un signor che ci precedeva, Francesco Marconi, ha fatto si che lo investissi in pieno volando oltre e piegando addirittura i tubolari della mia bici, una Ganna alla quale ero particolarmente affezionato. Gli amici Pironi, meccanici della Cagnona, rimisero a nuovo la bicicletta. Non durò molto però quella riparazione poiché, la bici si ruppe definitivamente quando, prestandola ad un parrocchiano, non resse il peso di due persone particolarmente robuste, ed oltre ai tubolari cedettero pur le saldature del telaio.
Sono tanti i momenti piacevoli che Don Ivo sciolina con particolare affetto.
I ragazzi rispondevano con partecipazione alle varie attività che organizzava la parrocchia e bastava chiamarli per vedere il successo di ogni nuova iniziativa.
Nel periodo invernale Don Ivo era il redattore capo del giornalino “Il Minestrone” curato dai ragazzi dell’Azione Cattolica. Fra questi è possibile ricordare Italo Lazzarini (ingegnere e poi anche Sindaco di Bellaria Igea Marina), Giorgio Della Motta ed altri ancora.
Sempre in inverno Don Ivo si recava a fare catechismo nelle scuole elementari, preparando settimanalmente le lezioni su appositi fogliettini e portando con se, quando occorreva, anche il proiettore e relativo schermo.
Nel periodo pasquale, il rito delle benedizioni alle famiglie vedeva la mobilitazione di tutto il paese. Fra coloro che aspettavano il prete con l’immancabile pulizia  della casa e i sacerdoti che non trascuravano la visita ad alcuna famiglia. Durante queste benedizioni Don Ivo era spesso accompagnato da Francesco Giorgetti che, oltre ad aiutarlo nel trasporto della borsa con le normali immagini sacre e libretti di preghiera, era utilissimo per il recupero delle uova che venivano offerte loro dagli abitanti e che egli riponeva in un apposito cesto.
Grande fermento in parrocchia vi era poi in occasione delle solennità o delle varie processioni nelle varie ricorrenze.
Con la bella stagione la bicicletta la faceva nuovamente da padrona, scarrozzando Don Ivo ed i suoi giovani in gite nei paesi limitrofi, come Gradara o alla Madonna del Monte a Cesena. In prima fila in queste gite vi erano sempre Giorgio Pironi e Francesco Semprini,
Don Ivo era veramente bravo in bicicletta e la sua bravura era riconosciuta in tutto il paese.
Un giorno però, i suoi ragazzi, gli amici bellariesi, vollero metterlo nuovamente alla prova con una corsa di oltre 20 km. Al traguardo giunse primo con oltre 5 minuti di distacco rispetto al secondo. E’ bene ricordare che la veste talare veniva indossata anche in bici; senza quella, sicuramente sarebbe riuscito a fare anche meglio.
Passano gli anni e la formazione del sacerdote è considerata compiuta per Mons. Emilio Biancheri, vescovo di Rimini, che lo ritiene pronto a svolgere il nuovo ruolo di parroco.

Don Ivo Rossi: In Seminario

posted by Paolino marzo 06th, 2008.No Comments

Il seminario di Rimini, prima del passaggio del fronte nella seconda guerra mondiale, sorgeva in un palazzo sulla via IV Novembre a fianco del Tempio Malatestiano (il Duomo).
Lo stile del fabbricato aveva una certa imponenza. All’interno vi si trovavano ampi locali serviti da corridoi di una certa dimensione. Sul retro, un piccolo cortile per lo svago all’aria aperta dei ragazzi. Il riscaldamento nel periodo invernale era assicurato dalla scarsa legna o carbone che bruciavano nelle poche stufe presenti: troppo poche per riscaldare solo una minima parte dei locali di maggiore frequentazione.
Ivo entrò in seminario nel 1937 frequentando la Ia media in una classe composta da 16 ragazzi. Il distacco dalla famiglia, la nostalgia della mamma, la dura disciplina della vita del seminario lo hanno portato a non seguire correttamente gli studi e a perdere il primo anno scolastico.
Il rigore che regolava le giornate del seminario, allora diretto dal rettore Mons. Michele Rubertini, era particolarmente severo ed impegnativo. La sveglia suonava alle ore 6 e dopo la preghiera e la Santa Messa i ragazzi facevano colazione prima di iniziare lo studio nelle proprie classi. Dopo pranzo  - sempre molto scarso per vivere anche noi, in prima persona, i digiuni di Gesù -  si riprende lo studio svolgendo inoltre i compiti assegnati loro al mattino, ma questa volta stando quasi tutti insieme in un grande salone. Il poco tempo dedicato alla ricreazione e allo svago lo passavano giocando a pallone nel piccolo cortile sul retro oppure nei grandi corridoi del seminario. Cambiavano le stagioni e quindi cambiava la stoffa, ma non cambiavano le tonache dei seminaristi che dovevano comunque sempre indossare con molto rispetto e contegno.
In estate, si trasferivano per circa un mese nella villa del seminario che si trovava sul colle di Covignano, nei pressi della chiesa della Madonna  delle Grazie.
In famiglia trascorrevano solo un mese durante le vacanze estive e non rientravano mai durante i periodi di Natale o Pasqua. Addirittura, quando uscivano dal seminario per brevi passeggiate, o per recarsi nelle chiese del centro, i seminaristi avevamo il divieto di fermarsi a parlare con la gente: anche un semplice saluto rivolto a parenti o amici che si potevano incontrare per strada era negato. Questi comportamenti, come tutta la disciplina che veniva imposta, servivano a forgiare i ragazzi nello spirito e nel fisico, in previsione della missione sacerdotale che li aspettava.
Con la seconda guerra mondiale, il Vescovo mons. Vincenzo Scozzoli, nel mese di marzo del 1944, capendo i rischi che si poteva correre in città con l’avvento del passaggio del fronte, trasferisce il seminario a Montefiore, accanto alla Madonna di Bonora. Non fù scelta più appropriata. Le prime bombe alleate che caddero sulla città di Rimini l’11 novembre del 1943 da cacciabombardieri inglesi divisi in tre squadriglie e i successivi bombardamenti, imposero la messa in sicurezza dei seminaristi in un luogo maggiormente appropriato. A Montefiore il seminario vi rimase sino al 31 agosto 1944, quando il passaggio del fronte impose anche in questo luogo il “sciogliete le righe”.

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Le incursioni ed i bombardamenti proseguiranno sino al 21 settembre 1944 lasciando sul terreno 607 morti tra la popolazione civile. Mesi di straziante agonia. Miseria. Fame. Sequestri. Saccheggi. Vessazioni. Rastrellamenti. Vendette. I bombardamenti fra il 27 e il 30 dicembre 1943 saranno i più pesanti e riducono Rimini a una città morta. Non vengono risparmiati ospedali e case di cura, nonostante i contrassegni ben visibili; né i monumenti storici della città. Il bombardamento del 29 gennaio 1944 distrusse anche il Tempio Malatestiano.

Rimini sotto le bombe – Don Fausto Lanfranchi – “Questa è la mia gente. Cristiani sulla Linea Gotica” – Autori Vari – Il Ponte – pag. 134.

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La Chiesa riminese, nel ventennio fascista si era mantenuta su una linea di difesa della libertà e della dignità umana. Essa era degnamente rappresentata dal suo vescovo mons. Vincenzo Scozzoli, un presule 35 enne nativo di S. Martino di Villafranca, un paesetto a 7 km da Forlì. Mons. Scozzoli era giunto nella nostra città nel lontano 1900, nominato da Leone XIII, il Papa della “Rerum novarum”. Scampato miracolosamente al terribile bombardamento del 28 dicembre 1943, che “uccise” Rimini, era stato trasportato prima a Scacciano, poi a S Andrea in Casale e infine nella natìa S. Martino, ove si è spento l’8 febbraio.
L’11 febbraio è stato nominato amministratore apostolico mons. Luigi Santa (consacrato vescovo il 14 ottobre 1945 – festa di San Gaudenzo) che scelse come residenza prima Serravalle e poi Montefiore Conca.

Sacerdoti nella bufera della guerra – Amedeo Monetmaggi – “Questa è la mia gente. Cristiani sulla Linea Gotica” – Autori Vari – Il Ponte – pag. 27.

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Ero in vacanza a Rimini dai miei genitori nel settembre del 1944 quando un terribile bombardamento, uno dei tanti, ci colse di sorpresa. Il babbo non esitò oltre e decise che non si poteva rischiare ulteriormente e in accordo con altre famiglie della zona ci trasferimmo a San Giovanni in Galilea. Al solo pensiero di quei momenti mi sembra di risentire ancora le vibrazione del terreno, scosso dalle bombe, mentre noi scappavamo non per le strade che erano particolarmente battute, ma bensì per la campagna.
Come sfollati, abbiamo trovato poi rifugio in una vecchia casa colonica sperando che, il passaggio del fronte, avvenisse maggiormente a ridosso della via Emilia e non si inoltrasse nelle prime colline del Rubicone. Purtroppo i nostri auspici non collimavano con le tattiche di guerra. Dopo pochi giorni e alla notizie che il fronte aveva lasciato Rimini, il babbo decise di ritornare con me a casa per valutare la situazione e soprattutto per raccogliere alimenti ed altre prime necessità. Assegnò quindi la responsabilità della famiglia, durante la sua assenza, a mio fratello maggiore Rodolfo.
Fù l’ultima volta che lo vidi in vita.
Infatti, durante il nostro viaggio a Rimini, dove trovammo una casa totalmente saccheggiata ma integra nelle murature, durante una battaglia nei dintorni di San Giovanni in Galilea, fra inglesi che avanzavano e tedeschi che cercavano di resistere, una granata scoppiò nel cortile della casa dove i miei famigliari erano alloggiati. Nello scoppio, perirono i miei fratelli Rodolfo e Quinto con il cugino Renato. Tutti e tre si trovavano al momento sotto il portico della casa e privi di ogni riparo.
La guerra, il passaggio del fronte, hanno colpito tutte le popolazioni della nostra zona. Chi più e chi meno, hanno subito le conseguenze e le atrocità indescrivibili di una simile devastazione nel fisico, ma anche nello spirito. Ricordo ancora le tante ore trascorse nei rifugi con il rosario in mano, aggrappandomi a quell’unica “fonte di salvezza” che potevo attingere. “Fonte” che mi ha accompagnato, sostenuto e difeso in quel periodo triste e particolarmente difficile da vivere. Ringrazio ancora il Signore per il dono che mi ha fatto.
Dopo il passaggio del fronte, la vita riprende e con essa la ricostruzione materiale e morale.
Il seminario di Rimini non esiste più: distrutto. Il seminarista Ivo ritorna quindi a Montefiore dove riprende gli studi sino al 1948.
Gli ultimi due anni 49-50 e 50-51 li trascorre poi al seminario regionale di Bologna dove completerà gli studi. A Bologna stringe anche amicizie diverse e viene a conoscenza di realtà differente da ciò che era abituato. In questo periodo vi è anche la possibilità di fare delle uscite come quella a Roma del 1° novembre 1950 in occasione sia dell’anno Santo, ma soprattutto per la definizione del dogma dell’Assunta, in piazza San Pietro con Papa Pio XII.
La bicicletta è sempre stata la compagna preferita di Don Ivo, per i trasferimenti o le passeggiate. Con essa però, causa la sua passione per la velocità, ha rimediato parecchie cadute ed anche di una certa entità.
Dopo una gita a Pennabilli, rientrando a Rimini, in una brutta frenata si di una strada con del ghiaino sfuso e non ben pressato nei pressi di Secchiano, cadendo a terra mi sono scorticato tutta la faccia. Riprendo la bicicletta con la faccia ancora insanguinata e la tonaca tutta sporca e per strada, poco dopo, trovo alcuni finanziari che mi fermano e mi chiedono se mi avevano picchiato….
Trascorrono i giorni e si avvicina con gioia e timore il momento dell’ordinazione sacerdotale. Ordinazione che avviene in Duomo a Rimini ad opera del vescovo mons. Luigi Santa il 12 agosto 1951.
Insieme a Don Ivo, sono stati ordinati sacerdoti: Don Salvatore Belletti, Don Emilio Campidelli, Don Antonio Gaugnelli, Don Silvano Tonti e Don Giancarlo Ugolini.
Non ero giunto ad un traguardo, ma bensì ad un punto di partenza. Non sapevo cosa mi aspettava. So solo che rimettevo il mio destino nelle mani del Padre mio che mi avrebbe indicato la strada e sostenuto nella nuova missione.
La prima Santa Messa poi, con la famiglia e gli amici in prima fila l’ho, celebrata nella mia parrocchia di San Gaudenzo il giorno dell’Assunta, il 15 agosto 1951.

Don Ivo Rossi: La gioventù

posted by Paolino marzo 06th, 2008.No Comments

Don Ivo è nato a Rimini nel 1927, secondogenito di 8 figli in una famiglia dove il babbo Serafino è un artigiano mobiliere di Santa Giustina e la mamma Teresa Ciacci di Rimini svolge prevalentemente l’attività di casalinga, oltre che a seguire l’educazione nella crescita dei propri figli: Rodolfo, Ivo, Tullio, Irene, Quinto, Anna, Gianfranco e Umberto.
Una famiglia molto religiosa, credente e timorata di Dio, che non trascurava mai la preghiera quotidiana e che coglieva le piccole gioie della vita del tempo con un ringraziamento per il dono ricevuto. In questa contesto di fede il piccolo Ivo è cresciuto.
Nel 1933, per motivi di lavoro, la famiglia si trasferì a Rimini in via Del Cavallo, una traversa di via Marecchiese, in prossimità di via Valturio, sotto la parrocchia di San Gaudenzo.
Il giovane Ivo inizia a frequentare le scuole elementari di via Cairoli dove però, il rigore degli insegnanti, accompagnato da alcune difficoltà, lo vedono bocciato all’esame di IIa.
In quegli anni, erano veramente pochi i bambini che riuscivano a proseguire gli studi sino alla licenza di Va elementare. Ivo però non si scoraggia e decide di recuperare l’anno perso da privatista, svolgendo la seconda e la terza in un unico anno, presso le Suore di San Giuseppe in via Bonsi. Uscito positivamente bene come privatista, viene iscritto in IVa elementare nella scuola di via Covignano, la mitica “E. Toti” dove conseguirà al termine della quinta classe, la relativa licenza.
Gli spensierati anni della gioventù hanno portato il piccolo Ivo a svolgere i giochi più comuni e semplici di allora con i propri amici. La maggior parte di questi giochi all’aria aperta, come la pesca – sempre molto abbondante -  nel fiume Marecchia, non con le classiche canne ma bensì con i sacchi di tela di juta che fungevano da “strascico o bilancia”, come la costruzione di capanne nei campi intorno a casa, dove si rifugiava con gli amici e quando era possibile vi cucinavano pure delle patate lesse, o come le scorribande a piedi o le corse in bicicletta per la città.
Già la bicicletta. Preziosissimo mezzo di locomozione che accompagnerà Don Ivo per molti anni sia da seminarista che da sacerdote.
Risale proprio a questi anni il primo incidente con la bicicletta quando, ancora piuttosto piccolo per poter sellare correttamente il mezzo che era dimensionato per un adulto, egli lo pedalava infilando una gamba sotto il cannone, forzando in modo considerevole con le mani sulle manopole del manubrio. Purtroppo, una di queste manopole usci ed egli cadde rovinosamente a terra sulla via Valturio. Gli incidenti non sono mai mancati nella vita di Don Ivo…ma questi li affronteremo “cammin facendo”
Nel frattempo, si sviluppava in Ivo un interesse sempre più marcato verso Dio, grazie anche al fecondo ambiente famigliare in cui stava crescendo.
Sicuramente l’allora parroco di San Gaudenzo, Mons. Antonio Pallotta, grande oratore, contribuiva a far sorgere il lui, la vocazione sacerdotale, iniziandolo alle attività comuni di tutti i bambini, come il servizio di chierichetto alle Sante Messe..
Fu proprio in quel periodo delle elementari che scattò “la molla”, la chiamata silenziosa ed assordante allo stesso tempo, che fece salutare ad Ivo la propria famiglia, gli amici più cari e i tanti giochi spensierati per le strade e le campagne di Rimini, per entrare in seminario.
Ha distanza di tanti anni, ancora oggi, è difficile descrivere il mistero della vocazione religiosa, il rispondere “Eccomi!” ad una domanda diretta che penetra nel cuore e ti prende la mente. E’ un mistero che rimane tale ma che ti dona pienezza di vita e certezza nei tanti passi che nel tempo si faranno durante il cammino di una vita pastorale.
Babbo Serafino e mamma Teresa, accolsero il desiderio di Ivo a farsi prete come un dono del cielo. Non ostacolarono mai questa sua scelta ed anzi, nell’appoggiarla, fecero pure dei notevoli sacrifici poiché la famiglia doveva versare una retta di 5 £ al mese (uno scudo), per mantenere il ragazzo in seminario.

Don Ivo Rossi: Un Prete in bicicletta

posted by Paolino marzo 06th, 2008.No Comments

Memorie di vita pastorale di Don Ivo Rossi a San Mauro Mare

Premessa

La data dell’8 settembre a molti di noi, riporta alla memoria la dichiarazione dell’armistizio avvenuta nel 1943, durante la seconda guerra mondiale. Dichiarazione che venne accolta con molto entusiasmo dal popolo Italiano anche se, la tragedia di tale guerra, sarebbe purtroppo continuata fra forti privazioni e sofferenze per almeno un anno e mezzo ancora.
Ad altri invece, tale data rievoca giustamente la ricorrenza della Natività della Beata Vergine Maria.
Nel contesto di questo libro l’8 settembre, è la data di nascita del sacerdote Don Ivo Rossi, fondatore e parroco per quasi 40 anni di Santa Maria Goretti in San Mauro a Mare.

é possibile conoscere lo spirito?

posted by urbini febbraio 09th, 2008.No Comments

Si è privo di massa, lunghezza d’onda,
tempo, energia, o posizione nello spazio se non per mezzo di considerazione.
Fa parte di questo universo fisico? …, è possibile capirlo e vederci chiaro.