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Don Ivo Rossi: Le feste in parrocchia

posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments

Come ogni parrocchia che si rispetti non manca il momento della festa parrocchiale. Il periodo ottimale non poteva che essere alla fine dell’estate, quando le attività turistiche si erano concluse e la nostra gente aveva anche voglia di ritrovarsi, per trascorrere insieme alcune ore in spensieratezza, dopo la tensione lavorativa dei lunghi mesi estivi. Era proprio il momento migliore poiché si dava formalmente inizio alle attività pastorali che ci avrebbero accompagnato nel nuovo anno liturgico. La data doverosamente cadde sulla terza domenica di ottobre poiché, nella prima si svolgeva “la festa ad Burdouncia”, e nella seconda quella di Bellaria monte. Feste che avevano alle spalle una forte tradizione con una notevole partecipazione, non solo dei fedeli della propria parrocchia, ma anche da tante persone provenienti da fuori.
La nostra festa negli anni si è modificata nella propria programmazione. Anche se, per molto tempo aveva conservato la tradizionale processione con l’immagine della Santa al sabato sera, lasciando alla domenica pomeriggio il momento maggiormente ludico della festa. Forse sono ancora in molti a ricordarsi che, la festa, si svolgeva lungo la via Panzini nel tratto di strada antistante il salone parrocchiale. Per molti anni poi vi è sempre stata una orchestra, degna di tale nome, su di un palco costruito a ridosso del “capannone”. Al suo fianco, sempre all’esterno, più o meno davanti all’abitazione  del sacerdote, veniva allestito lo stand gastronomico. All’interno del salone, sul palco, vi era l’immancabile pesca di beneficenza. Col tempo, in alcuni anni, si decise di alternare la data della festa portandola dal mese di ottobre ai mesi primaverili di marzo-aprile.
Quando ripenso a quelle feste parrocchiali davanti al salone e alla chiesina, non posso che scorrere con l’immaginazione i tanti volti di coloro che si sono adoperati per la buona riuscita. Ripenso ai momenti di gioia, alle battute scherzose e a tutti coloro che, dedicando un poco del loro tempo, riuscivano a donare gioia ai tanti partecipanti. Eh si, eravamo veramente in tanti sulla strada

Don Ivo Rossi: L’asilo di San Mauro Mare

posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments

Don Ivo nel frattempo, avvertiva che la scuola materna, fino allora realizzata in luoghi non propri, o meglio in luoghi non dedicati completamente a tale attività, sebbene il nuovo salone parrocchiale dava ampie garanzie, non poteva essere compiuta in quel modo.
Se poteva sembrare una buona soluzione l’universalità del salone, nel tempo ci si accorse che non era confacente all’esigenze didattiche dei più piccoli e a normative di igiene che ogni anno erano sempre più pressanti.
Dopo un breve consulto con il gruppo di Pastorale per l’economia, decise così di acquistare un lotto di terreno a mare della chiesa e a ridosso della fossa Matrice, nell’area Benelli della dimensione di circa 1504 mq.
Su progetto dell’Ing. Giuseppe Ferri di Rimini e con l’impresa di costruzioni dei Fratelli Rattini – con la ditta del Rag. Alberto Bilancioni – si iniziò la costruzione del nuovo fabbricato il 23 giugno 1972.
A fronte di ulteriori nuovi sacrifici, nel 1973 la parrocchia inaugurò il nuovo edificio composto da diverse aule per una metratura interna di circa 230 mq.
Il costo di tale nuova operazione immobiliare ammontò a circa 34 milioni di Lire.
Il fabbricato esteticamente si presentava con delle forme avveniristiche per quel tempo, ma logisticamente funzionale e confacente alla didattica formativa dei piccoli ospiti. In definitiva un fiore all’occhiello fra le scuole materne di allora.
Finalmente i locali dell’asilo venivano destinati esclusivamente a scuola materna. O quasi. Il campo da calcio che si trovava di fronte era privo inizialmente degli spogliatoi. La bontà di Don Ivo portò quindi a concedere per un breve periodo di tempo la possibilità di cambiarsi - senza lavarsi ovviamente – all’interno dell’asilo nelle sole partite ufficiali del sabato pomeriggio. Partite che vedevano anche la rappresentanza sportiva parrocchiale con la propria squadra “L’Audax – San Mauro Mare”. Una società sportiva nata nei primi anni settanta che operava con una squadra di calcio ed una di podistica.
Questa scuola materna funzionò come parrocchiale per circa 15 anni, sino a quando il 10 marzo 1988, venne ceduta al comune di San Mauro Pascoli per la cifra di circa 140 milioni di Lire.
Il denaro ricavato venne completamente investito nella costruzione della nuova ed attuale chiesa

Don Ivo Rossi: Attività nel salone parocchiale

posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments

Il nuovo salone parrocchiale era un vero e proprio contenitore culturale polivalente. Soprattutto negli anni settanta ha visto il suo massimo splendore. Nei primi tre anni, al proprio interno, raccoglieva i bambini della scuola materna che non traslocava più nel periodo invernale presso la villa Boschetti. Al pomeriggio vi si svolgevano le lezioni di catechismo e poi, diveniva luogo di divertimento e svago per giovani e ragazzi fino alle dieci circa di sera.
La domenica pomeriggio, a partire dalle ore 14,00 le proiezioni dei film la facevano da padrona.
Alla fine dell’estate, Don Ivo con alcuni ragazzi più grandi, sceglievano e prenotavano i film che, un corriere di Bologna, avrebbe recapitato in parrocchia nella giornata di venerdì. Solitamente in ogni stagione invernale era possibile vedere film con Ercole o Maciste, Tarzan o Zorro, film western ed altri ancora. Il proiettore era di concezione moderna con un ottima visione dello schermo. L’audio era garantito da una sola cassa acustica.
Don Ivo si posizionava in piedi all’ingresso del salone, alla porta vetrata, con la “cassa” realizzata con una semplice scatola metallica, dove vendeva i biglietti rigorosamente SIAE al prezzo variabile negli anni da 50 a 100 Lire. Capitava spesso che qualcuno si offriva ad aiutarlo nella biglietteria, ma soprattutto, nella vendita di cicche e liquirizie. I giovani infatti ne facevano la scorta all’inizio della proiezione o durante il singolo o doppio intervallo a seconda della durata del film e di conseguenza dalla composizione di “pizze”.
Vi era sempre una gran ressa sulla porta, soprattutto per prendere la postazione migliore, sulle seggiole di legno pieghevoli e non fisse al pavimento.
Le urla assordanti dei ragazzi venivano poi sentite nel paese a notevole distanza dal locale quando, durante il film, “arrivavano i nostri”…
Al termine della proiezione c’erano sempre tre ragazze che mi aiutavano a riordinare il salone, spazzando e riponendo le sedie: le sorelle Monica e Donatella Pazzaglia con la loro cugina Milena Frizzi.

Fra le tante iniziative svolte all’interno del salone è bene ricordare i “Festival Parrocchiali della Canzone” a cavallo fra fine inverno ed inizio primavera. Erano vere e proprie kermesse, rivolte ai bambini e ragazzi, che raccoglievano iscritti non solo da San Mauro mare, ma anche dalle località limitrofe. Il primo Festival reca la data dell’aprile del 1976. Due serate che hanno registrato il tutto esaurito in sala e che hanno portato entusiasmo e soddisfazione fra i giovani organizzatori: quasi tutti ragazzi della classe 1959-1960. Il palco era stato costruito con tubi innocenti e tavole. Il gruppo musicale che accompagnava i cantanti era tutto interno alla parrocchia: Alfio Pari al basso, Mario Nicoletti alla batteria, Maurizio Scarpellini all’organo e Loris Carichini alla chitarra. A presentare le serate e per la prima volta a salire su di un palcoscenico all’età di 16 anni, Paolo Teti.
Col passare degli anni e considerate le tante attività che si potevano svolgere, si decise di costruire un palco definitivo e permanente con muretti di mattoni, tavole di legno - donate da Quarto Magnani - maggiormente appropriate e pavimentazione del palco rivestita con moquette.
Il palcoscenico fu costruito direttamente dai ragazzi durante le loro veglie nel salone. I 4 muretti di sostegno furono opera di Giovanni Pari (Squizzo) – il nostro muratore – e da Maurizio Pironi (Sèna). L’inesperienza di Maurizio, prevalse sulle capacità professionali di Giovanni. Il suo muretto riuscì maggiormente “a piombo” rispetto a quelli dell’amico.
La voglia di stare insieme dei giovani di allora e la minore attrazione televisiva del tempo portava i ragazzi a ritrovarsi e ad organizzare sempre qualcosa nel lungo periodo extra estivo, ovvero da ottobre ad aprile. Nascevano così  le rappresentazioni comiche, con scenette goliardiche veramente divertenti che portavano gli adulti e i giovani ragazzi,  a passare una serata diversa e in amicizia nel salone. Il tutto era rigorosamente  fatto in casa: gli attori nonché scenografi erano gli stessi ragazzi. In un certo periodo vi fu anche la possibilità di vedere all’opera un fachiro: Maurizio Pironi, con l’aiuto dell’amico Giovanni Pari, si dilettava infatti a sdraiarsi su di una tavola di chiodi, a camminare sui vetri, finanche a mangiare il fuoco.
Gli anni settanta, fino ai primi anni ottanta hanno visto sempre molta attività e partecipazione a queste iniziative che camminavano di pari passo con il normale svolgimento della vita pastorale

Don Ivo Rossi: Si ristrutturano l’abitazione ed il capannone

posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments

Come si era descritto in precedenza, a San Mauro a Mare, Don Ivo doveva edificare tutto poiché non vi era quasi nulla: dalla vita spirituale a quella umana. In pochi anni era riuscito a costruire la chiesa, una pista di pattinaggio e ad organizzare una scuola materna. Era riuscito a portare nella vita di tutti giorni e con regolarità, tutti i momenti forti dell’anno liturgico, dando continuità alle diverse pastorali e stimolando la fede della popolazione nelle diverse occasioni che si presentavano durante l’anno.
Era giunto però il momento di realizzare qualcosa di maggiormente dignitoso per il sacerdote, tralasciando le caratteristiche precarie che avevano accompagnato Don Ivo, fin dal suo arrivo, in una abitazione priva di servizi igienici, con la cucina nella capanna e l’umidità che divorava lentamente le murature e il pavimento. Aveva speso tutti i suoi risparmi ed anche ciò che guadagnava dall’insegnamento della religione presso la scuola media di Bellaria – Igea Marina, per la chiesa e per le altre attività che era riuscito a far partire. Non aveva esitato un attimo e senza tentennamenti si era imposto di dare le priorità alle altre realizzazioni prima di mettere mano alla propria casa. A distanza di 6 anni dalla nascita della parrocchia era giunto il momento di ristrutturare, con ampliamento, la vecchia casa.
I muratori entrarono quindi in opera per l’ampliamento della vecchia abitazione, costruendo due nuove stanze (cucina e camera da letto), oltre al bagno, al posto della vecchia capanna. Si rifece completamente il tetto e si mise mano anche al capannone di faesite.
Tolta la faesite si realizzò un grande e nuovo salone parrocchiale in muratura, piastrellato di ceramica, con il materiale che in gran parte proveniva dalla ditta dei Fratelli Lontani di Bordonchio. In questo luogo per quasi 30 anni si è svolta la pastorale comunitaria: momenti di svago e di formazione nella fede. Era un salone con un unico ambiente che si poteva suddividere in due locali con dei pannelli di legno componibili. Il riscaldamento era assicurato da un bruciatore a gasolio – donato dagli allora Studi Termotecnici Giordano di Vito Lorenzo Giordano e Rosalba Angelini -  che riscaldava l’aria che veniva forzatamente spinta in apposite canalizzazioni.
Questo salone è stato il punto di ritrovo negli anni di molti giovani (e non solo), un vero e proprio riferimento della semplice vita del tempo. Era proprio polivalente poiché si faceva formazione nella fede e, al contempo, si svolgevano moltissime iniziative di svago: le proiezioni di film nelle domeniche pomeriggio invernali con la presenza assicurata delle immancabili “cicche” e liquirizie, i festival canori di primavera, le feste di carnevale e parrocchiali, le rappresentazioni di recite e scenette prodotte in casa e la possibilità di divertirsi con il gioco delle carte, il biliardino ed il ping-pong …. semplici svaghi che nel giro di pochi anni, hanno perso attrazione nei confronti dei giovani di oggi.
Il salone, o come lo si chiamava in quel tempo, “il capannone” era il punto di ritrovo del pomeriggio per i bambini e i giovani, mentre alla sera era frequentato dai ragazzi.
Situato nella zona centrale del paese ha avuto fin da subito un’attrazione per tutta la gioventù. Un successo “di vita” ed una partecipazione indescrivibile tanto da riempire sempre il locale con la vivacità propria dei giovani.
Era il 1970 quando questo salone venne inaugurato e segnò un nuovo inizio nel percorso riguardante la crescita spirituale ed umana della popolazione locale. Non sono pochi coloro che riconoscono da questo momento in poi, un ulteriore tassello aggiunto nell’identificazione della comunità di San Mauro a Mare.
La frazione a mare, era logisticamente distante dal comune capoluogo, San Mauro Pascoli. Non era collegata direttamente da un linea di autobus e solo per recarsi in municipio per  fare dei certificati era un problema. Allo stesso tempo era distante dai grandi centri come Rimini, Cesena o Forlì. Era collegata con Bellaria Igea Marina poiché sottostava alla stessa direzione didattica. A San Mauro a Mare si svolgevano le scuole elementari e a Bellaria si frequentavano le medie. I giovani però non avevano alcun ritrovo comune, non avevano un punto di riferimento se escludiamo la scuola del mattino o per i più grandi,  il circolo – dopolavoro -  di via Marina ed il bar Pironi sulla via Pascoli.
Con la nascita della parrocchia, le realizzazioni di Don Ivo portarono una ventata di aria fresca ai tanti giovani. Don Ivo riuscì a farli legare anche fuori dalla scuola. Riuscì a formare dei gruppi che si cercavano con la voglia propria di stare insieme. Essi crescevano sia nello spirito che nel lato umano e  sociale. Anche oggi, a distanza di tanti anni dalla nascita di quei primi gruppi, è facile notare come si sia radicato questo attaccamento fra loro. Come pure rimane immutato l’affetto che ancora nutrono nei confronti del loro “Don”.
Don Ivo riuscì quindi nell’impresa di aggregarli, di cementarli, mettendo a loro disposizione tutte le maggiore energie che il giovane sacerdote aveva.
Scrivevamo che il nuovo e capiente salone parrocchiale è stato inaugurato nel 1970 e il Signore ha voluto che Don Ivo giungesse a tale momento, con una certa sofferenza.
Era la metà del mese di novembre del 1969 quando decisi, in un giorno di sciopero generale con le strade praticamente vuote poiché non vedevo passare nessuno, di potare i due platani che si trovano sulla via Marina davanti alla chiesina. Non ricordo come è successo, fatto sta che caddi a terra e battei violentemente il capo. Mi trovarono riverso in una pozza di sangue. All’ospedale di Rimini mi accompagnò con la propria auto Elio Peverini. Mi riscontrano la scatola cranica incrinata e feci una degenza lunga un mese. Rientrai in parrocchia il 12 dicembre, in occasione del funerale di Teresa Bellagi in Manzelli.

Don Ivo Rossi: La pista di pattinaggio e il campo di calcio

posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments

La chiesa era un poco isolata e decentrata rispetto al paese ma ciò nonostante, era comunque in una posizione fortunata per il tempo libero dei ragazzi infatti, si trovava a ridosso di un campo di calcio molto semplice, realizzato sulla sabbia, ma particolarmente vivo e partecipato durante il pomeriggio. “Il campo” si trovava di fronte alla chiesa, nell’attuale parco ed era attorniato sul lato Rubicone da un filare di pioppi che ancora oggi sono ben visibili. Sul retro della porta lato mare vi erano le sterpaglie più diverse e tutto attorno al campo (ma anche in diverse zone all’interno) vi erano i classici “pizzaculi”, palline rotonde con spine prodotte da un’erba infestante selvatica,  caratteristici del nostro litorale marino.
Per andare incontro ai giovani ed a un certo stile di fare oratorio, Don Ivo decise di costruire una pista di pattinaggio. In quegli anni era un passatempo particolarmente sentito e gradito anche dalle ragazze che non amavano più di tanto “il gioco del pallone”.
I soldi nella cassa della giovane parrocchia erano veramente pochi. La costruzione della chiesa e l’imminente inizio dei lavori alla casa e al capannone precludevano qualsiasi azzardo economico. Confidando nella Speranza e nella Provvidenza, Don Ivo iniziò con la collaborazione dei propri ragazzi, a costruire la pista con le proprie mani, lavorando in economia e tracciando il progetto direttamente sul terreno. La pista doveva sorgere a monte della chiesa, a fianco della fossa Matrice e doveva avere una dimensione di circa 8 x 16 metri.
L’entusiasmo dei ragazzi coinvolti, la consapevolezza di riuscire a fare qualcosa di importante per la parrocchia e per loro stessi si scontrò però con l’inesorabile mancanza d’esperienza nei lavori di muratura. Dopo pochi giorni i lavori si arenarono. Fortunatamente in aiuto giunse un esperto muratore locale, Quarto Magnani, che riportò l’energia assopita e concluse l’opera in poco tempo, acquistando il materiale necessario presso una rivendita edile di Rimini.
L’inaugurazione della pista da pattinaggio porta la data del 1968.
Da ricordare fra i grandi affezionati della pista sicuramente è Gianni Ottaviani.
Era un ragazzo che veniva quasi tutti i pomeriggi a giocare. Andava molto forte con i pattini e si sentiva piuttosto sicuro anche se, una volta, cadde rovinosamente a terra, fratturandosi e tenendo tutti noi con il fiato sospeso per dei momenti … interminabili.
Quanti pattini ho riparato in quegli anni e quanti palloni di cuoio ho cucito. Alcuni palloni avevano delle cuciture che, soprattutto quando la palla era bagnata, se colpita con la fronte, era possibile vedere impressa sulla pelle il segno della mia cucitura…

Don Ivo Rossi: Finalmente la prima chiesa a San Mauro Mare

posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments

Si faceva comunque sempre più impellente la necessità di avere una vera e propria chiesa, un ambiente maggiormente degno per le sacre funzioni.
Il terreno per tale costruzione fu trovato in fondo a via Panzini, nell’area Benelli, senza non poche difficoltà, al confine con la fossa Matrice e a ridosso del locale dove, in estate, si svolgeva l’asilo. Per quei tempi, il luogo dove doveva sorgere la chiesa era particolarmente distaccato e decentrato dal centro del paese. Ma Don Ivo e la piccola schiera di parrocchiani attivisti, aiutati dalla diocesi, non riuscirono a strappare di meglio. Il desiderio di un luogo Sacro e dedicato esclusivamente alla liturgia avrebbe colmato le tante distanze e le diverse riluttanze della popolazione cristiana.
La chiesa sorse praticamente su di un progetto fatto in casa a quattro mani: Don Ivo Rossi e il costruttore residente a Capanni, Giorgio Rossi.
Realizzata in muratura portante, con un’unica navata, aveva le dimensioni di metri 16 x 8, rivolta a Sud-Est e posizionata parallela alla linea ferroviaria. Il costo complessivo dell’opera risultò essere di 3.500.000 di Lire.
La generosità non mancò mai fra le tante opere materiali che si realizzarono negli anni in parrocchia. La porta d’ingresso, usata ma di legno robusto, fu regalata da Carlo Giorgetti, albergatore di Igea Marina, fratello di Paolino. Le sei finestre laterali (tre per parte) come pure le due porte in prossimità dell’altare provenivano da una colonia. La Via Crucis, raffigurata con il volto di Cristo in quadretti di bronzo -  oggi posizionata nella chiesa di Capanni – decorava le pareti laterali ed era stata gentilmente offerta da un villeggiante di Bologna insieme ad alcuni paramenti sacri. L’altare ed il sovrastante tabernacolo erano posizionati contro il muro sino alla fine degli anni sessanta quando, con il concilio vaticano II, il sacerdote, oltre che a cessare di celebrare in lingua latina, si doveva modificare la posizione dell’altare. Occorreva staccarlo dal muro, e si doveva permettere la visione frontale e non di spalle del celebrante durante l’eucaristia. Il magnifico crocifisso ligneo, proveniente da un artigiano di Ortisei (BZ), tutt’ora visibile  al centro del presbiterio nell’attuale chiesa, è stato donato da Laura Ghirello, un’insegnante elementare che per tanti anni ha lavorato nella piccola realtà di San Mauro Mare, contribuendo alla formazione di molti giovani. Il crocifisso ha una particolarità che magari solo i più attenti sono riusciti a rendersene conto. Gesù accavalla il piede sinistro a quello destro, anziché il contrario, come è possibile vedere in molte rappresentazioni della crocifissione. Il riscaldamento era assicurato da 4 stufe a colonna con campana, alimentate da bombole di gas.
Per giungere alla chiesa occorreva percorrere una strada bianca che da una parte costeggiava i rovi che si trovavano sull’argine della linea ferroviaria e dall’altra un filare di pioppi. Tale strada, nel periodo invernale, si riempiva di pozzanghere con un semplice rovescio d’acqua.
“Vi era un filare di pioppi che costeggiava la strada bianca. Su questi alberi stendevo un cavo elettrico per portare la luce alla chiesa che, nei primi tempi ne era priva. A volte dimenticavo di inserire la spina e dovevo correre a casa se volevamo la luce!”
La prima funzione liturgica nella chiesa di Santa Maria Goretti porta la data del 1965.
Fu veramente un gran festa per l’intera parrocchia.
Questa chiesa rimase inalterata strutturalmente per circa 12 anni sino a quando, nell’inverno 1977-78, si inaugurò il riscaldamento centralizzato. Per permettere ciò, si costruirono in adiacenza e sul retro della chiesa due piccoli locali sino a giungere in prossimità della fossa. In uno venne realizzata la sagrestia e nell’altro la centrale termica – un semplice bruciatore a gas -  che, irrorava aria calda tramite una grata, posta in alto nel muro, sulla sinistra dell’altare. Sinceramente la tecnologia di allora non era delle più silenziose. A questo però provvedeva Don Ivo, facendo spegnere ai chierichetti il bruciatore al momento del “Credo”. In questo modo si otteneva il silenzio ottimale per il raccoglimento della preghiera eucaristica …. e un risparmio economico nella gestione delle bollette del gas.
Se nel periodo invernale la chiesa si riempiva in ogni ordine di posti nelle funzioni principali, altrettanto e in modo molto più consistente succedeva in estate. Per sopperire alla mancanza di spazi si spalancavano le finestre e i villeggianti seguivano la messa dall’esterno.
Dopo poche settimane dall’inaugurazione della chiesa si completò la costruzione del campanile. Realizzato con profili angolari in acciaio in forma semplice, raccolse 2 campane nel primo anno, alle quali si aggiunse una terza campana l’anno successivo per giungere poi a 4 campane nel 1995 per un totale di 10 quintali di bronzo. Le prime due campane (la grande del peso di 4 q.li e la mezzanella da 2 q.li)  vennero benedette il giorno della prima Comunione svolta il 16 maggio 1965 e furono donate da una villeggiante di Roma: Maria Loretana Benedetti. Nel tempo si issarono la mezzana da 3 q.li, acquistata dalla parrocchia e la piccolina da 1 q.le. Anche quest’ultima donata dalla maestra Laura Ghirello. Le campane non erano azionate da un motore ma bensì dalla classica corda che si “tirava” verso il basso a mano. Coloro che hanno una certa età nel leggere questo, assoceranno facilmente la figura di Marino Rinaldi al campanile. Marino infatti era sempre presente nell’aiutare Don Ivo a suonare le campane nelle occasioni principali: l’annuncio della Santa Messa (mezz’ora prima dell’inizio), oppure l’arrivo e la partenza dalla chiesa del carro funebre.
Gli infortuni sul lavoro non sono mai mancati a Don Ivo. La cicatrice per una profonda ferita subita all’anulare della mano destra, ci ricorda quando lasciò il dito nell’argano del campanile mentre regolava i pesi di questo.
Per le grosse mani di Don Ivo questo non fu però molto preoccupante

Don Ivo Rossi: La chiesa di Sant’ Antonio abate a Capanni

posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments

Descrivere che la nuova parrocchia è priva di una chiesa è però ingeneroso nei confronti della frazione di Capanni in comune di Savignano sul Rubicone. In realtà una vera e propria chiesa, il giovane parroco, l’aveva ricevuta dal frazionamento della parrocchia di S.Maria delle Grazie di Fiumicino. Si tratta infatti della chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate situata sulla via Portazza all’angolo con via Rubicone destra. Ovviamente era, ed è una chiesa a servizio della piccola – per quel tempo – comunità di Capanni e totalmente decentrata e quindi improponibile come chiesa madre per San Mauro Mare.
Non è possibile risalire con esattezza alla data di costruzione della stessa. I registri in nostro possesso ci indicano che questa era già esistente ai primi anni dello scorso secolo. E’ divenuta di proprietà della diocesi di Rimini, in seguito alla donazione che fece la senatrice Gerini dei Marchesi di Bagno, possidenti terrieri e residenti in quel di Savignano.
Probabilmente, la dedicazione della chiesa a Sant’Antonio Abate è dovuta alla devozione che, soprattutto in Romagna da parte dei tanti contadini, molti di questi, semplici coloni e mezzadri, hanno nei confronti di questa santa figura. E’ venerato infatti come protettore degli animali, con particolare riferimento a quelli domestici. Ancora oggi è possibile notare l’immagine di Sant’Antonio abate nelle poche stalle rimaste o nei pressi dei pollai. La ricorrenza del 17 gennaio è tutt’ora festeggiata in diverse parrocchie, come nella nostra dove, la domenica precedente alla data si distribuisce in chiesa il pane benedetto di Sant’Antonio. Pane che deve essere consumato sia dalle persone che dagli animali.
La chiesa di Capanni, costruita in muratura piena faccia a vista è ad un’unica navata. L’interno è in forme molto semplici ma con una particolarità: il soffitto totalmente intonacato su arelle di gesso è a forma semicircolare. Tale architettura favorisce, in presenza di una certa numerosità di fedeli presenti, un’acustica pressoché perfetta fino in fondo alla chiesa.
In alto nell’abside, è raffigurata con un dipinto, la natività. Più sotto, sopra al presbiterio, vi è collocato invece un dipinto realizzato da Anna Rossi, sorella di Don Ivo, rappresentante Gesù Crocifisso.
La chiesa è stata oggetto di sensibili lavori di adeguamento nelle sue parti strutturali oltre che nelle finiture interne nel 1993

Don Ivo Rossi: Il locale della messa è il primo asilo

posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments

Se la messa era al primo posto nei pensieri di Don Ivo e si poteva continuare a celebrarla nel salone della colonia Teodorani, altrettanto importante era per il nuovo parroco dare un’educazione spiritualmente cristiana ai giovani e ai bambini. Per i giovani vi era il catechismo e le attività ricreative nell’unico locale disponibile al momento. Per i bambini piccoli occorreva realizzare un asilo che favorisse l’iniziazione cristiana e allo stesso tempo potesse andare incontro alle necessità della popolazione locale che, della scuola materna, seppur religiosa, ne avvertita la necessità. Dopo un solo mese dal suo arrivo a San Mauro Mare, nel mese di aprile, Don Ivo riuscì ad organizzare il primo asilo: Asilo Parrocchiale “Guido Castagna” – Via Marina – San Mauro Mare (FO). Nel periodo invernale i bambini erano ospitati nei locali al piano terra della pensione “Villa Boschetti” gentilmente concessi dai proprietari Antonio Boschetti e Maria Ventrucci. Nel periodo estivo l’asilo si trasferiva in fondo a via Panzini, a ridosso della fossa Matrice dove, in un terreno di proprietà della Curia riminese, vi era un locale avente una dimensione di 6 x 4 metri (24 mq circa) con all’esterno alcune tende sorrette da pali.
Dai registri parrocchiali è possibile risalire ai primi dipendenti che hanno condotto l’asilo. Maria Ventrucci (cuoca), Maria Rinaldi (aiutante), Giuseppina Tappi (maestra) aiutata da alcune ragazze nel periodo estivo.
L’asilo è stato intitolato a “Guido Castagna” in memoria del figlio di Lucia Castagna, una delle prime aiutanti e successivamente divenuta maestra principale per tanti anni.
In questi primi mesi da parroco, Don Ivo, non aveva interrotto completamente le attività pastorali che seguiva quando era con Don Giuseppe. Aveva infatti mantenuto i rapporti con le Dami Inglesi alla Cagnona dove si recava quotidianamente a celebrare la messa feriale nonché a consumare il pranzo con loro.
A Don Ivo premeva nel contempo ricercare un ambiente “proprio”, seppur precario, dove poter svolgere la messa domenicale, senza appoggiarsi esternamente. Decise quindi di costruire il “primo capannone” sul retro della capanna, con finalità polivalenti. Il locale fu costruito con pali e pannelli di faesite, in copertura delle onduline  e la terra battuta come pavimento. Nell’estate del 1964 si cessò quindi di celebrare presso la colonia Teodorani. Sempre in questo ambiente vi erano dei giochi per le attività ricreative dei giovani

Don Ivo Rossi : Santa Maria Goretti La Martire della Purezza

posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments

Marietta nacque il 16 ottobre 1890 a Corinaldo (Ancona), è la primogenita di un’umile famiglia contadina. Umile ma profondamente immersa nell’amore cristiano, vissuto con semplicità e gioia date dalla quotidianità. I Goretti, a causa della povertà dei terreni del luogo, decisero di emigrare nell’Agro Ponentino, a Nettuno (Roma), e Maria, fin da piccola, dovette badare ai fratelli più piccoli.
Le paludi dell’odierna provincia di Latina, sono uno certezza lavorativa a servizio come braccianti e mezzadri dei signori proprietari terrieri. Occorreva strappare letteralmente con le mani, il terreno a quell’acqua stagnante, per poter coltivare i raccolti che avrebbero garantito un inverno tranquillo.
Purtroppo però, erano zone decisamente infestate dagli insetti più micidiali come la zanzara che produce il virus della malaria.
Quando Maria ebbe dieci anni la malaria colpì anche suo padre che morì in breve tempo,  così ella dovette rinunciare a frequentare la scuola per dedicarsi completamente alla famiglia.
La madre voleva rientrare a Corinaldo ma Maria, la convinse a rimanere, occupandosi in prima persona dei fratellini ed anche dei Serenelli: Giovanni vedovo con il figlio Alessandro, vivendo tutti sotto un unico tetto.
Molto devota e apparentemente più grande della sua età, si occupava anche dell’educazione morale e religiosa dei fratellini.
In questo modo mamma Assunta poté continuare il lavoro nei campi.
A dodici anni, ricolma di una gioia interiore, pura e candida come un giglio di campo, fece la prima Comunione.
Due settimane dopo, il 5 luglio del 1902, si sarebbe consumato il dramma nella cascina de “le Ferriere”.
Sono le 15,30 e nel pieno del sole estivo, fra sudore, fatica e gioia per la mietitura del favino, Alessandro Serenelli decide che è l’ora di mietere la sua vittima: va nel magazzino, scova un punteruolo e lo depone in cucina. Alessandro, vent’anni, orfano di madre, con un padre violento, ha già avuto due rifiuti da quella ragazzina e non è disposto a subire un altro affronto.
Marietta è seduta in cima alla scala esterna in pietra di mattoni, di fronte all’uscio di casa e  sta rammendando una camicia. D’improvviso sente la voce di Alessandro che le ordina di raggiungerlo in cucina. Lai fa finta di non sentire. Lui, alterato, reitera l’invito. Lei sa. Ma è decisa a non acconsentire. Non si muove. Forse prega in silenzio.
Allora Alessandro l’acciuffa quasi brutalmente per un braccio e, facendo essa resistenza, la trascina dentro la cucina che era la prima camera dove si entrava  e chiude con un calcio la relativa porta.
Marietta intuì subito che voleva ripetere l’attentato delle due volte precedenti e diceva: “No, no! Dio non vuole! Se fai questo vai all’inferno!”
Alessandro, vedendo che non voleva assolutamente accondiscendere alle sue voglie brutali, andò su tutte le furie e preso il punteruolo, cominciò a colpirla sulla pancia e sul braccio destro di lei con il quale cercava di proteggersi.
Marietta continuava a esclamare: “Che fai Alessandro? Tu vai all’inferno …”.
A questo punto, Alessandro gettò l’arma dentro il cassettone della cucina e si ritirò nella propria stanza buttandosi sul letto… nuovamente sconfitto e respinto.
Da li a poco il tumulto, con urla e grida di disperazione, riempiono il cortile della cascina con mamma Assunta al capezzale della figlia che, appena riprende conoscenza gli domanda: “Marietta, cosa ti è successo? Cosa ti senti? Chi ti ha fatto queste ferite?”
E Maria: “E’ stato Alessandro, mi voleva fare del male ed io non ho voluto.”
Un altro grido ha squarciato le mura della cascina.
I primi soccorsi vengono prestati direttamente in loco da due medici che decidono immediatamente dopo il ricovero all’ospedale di Nettuno dove la vittima è trasportata su di un ambulanza a cavallo.
A metà strada per l’ultima volta si incrociano Maria e Alessandro: lei è sull’ambulanza e sta morendo, lui è ammanettato, scalzo, trascinato a piedi da due cavalli e a stento viene salvato dalla folla inferocita.
Giunta all’ospedale, Maria è distesa su un tavolo di marmo e subisce un’operazione di due ore: senza anestesia. Erano queste le regole sanitarie dell’epoca.
Maria, tormentata dall’arsura dovuta alla setticemia già in atto chiederà dell’acqua alla madre che la incoraggerà a sopportare, come Gesù, in croce.
Ancora si preoccuperà dei fratelli e poi, giunta ormai l’ora, il parroco di Nettuno, le porterà il conforto dei sacramenti e le chiede se ha perdonato il suo assassino e Maria, senza esitazione risponde:
“Certo che gli perdono, per amore di Gesù, e lo voglio con me in Paradiso.”
Una lezione d’amore!
Marietta muore il 6 luglio 1902, non aveva ancora compiuto tredici anni.
L’8 luglio venne sepolta nel cimitero di Nettuno.
Il 1 giugno del 1938 si apre la causa di beatificazione formalizzata da Papa Pio XII il 27 aprile 1947.
Sempre Papa Pio XII riconosce l’autenticità dei miracoli e la cerimonia di canonizzazione si svolge il 24 giugno 1950 all’aperto in una piazza San Pietro gremita all’inverosimile.
Da una finestra, vestita di nero, con la sua faccia di contadina, incredula per tanto onore, segue la cerimonia la vecchia madre Assunta che disse: “Che fosse buona lo sapevo, che diventasse santa non lo pensavo. E’ vero che feci di tutto per darle un’educazione cristiana ma non avrei mai creduto che fosse così eroica da dare la sua vita.”

Don Ivo Rossi: Destinazione San Mauro Mare

posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments

Una nuova destinazione: San Mauro a Mare

L’estensione della parrocchia di Bellaria mare, l’aumento vertiginoso della popolazione collegato anche con lo sviluppo turistico del dopoguerra, spinse l’allora vescovo di Rimini ad istituire una nuova parrocchia scorporandola in parte, nella zona a mare sino al Rubicone, dal Sacro Cuore di Gesù di Bellaria e, nella zona a monte lungo il fiume da Santa Maria delle Grazie di Fiumicino. La nuova parrocchia contemplava quindi il territorio a nord della Cagnona, in comune di Bellaria Igea Marina, San Mauro a mare, Savignano mare e Capanni. Chiamato a reggere l’ufficio di parroco fu il sacerdote Don Ivo Rossi.
Il vescovo mi proponeva di recarmi a Bordonchio oppure qui a San Mauro a Mare; senza esitazione scelsi questa destinazione per un duplice motivo: conoscevo già il territorio, le persone ed ero stimolato dalle tante realizzazioni che si dovevano fare poiché non c’era nulla…o quasi.
Don Ivo, aveva quindi 35 anni quando, mercoledì 13 marzo 1963, in sella alla propria bicicletta e in possesso di uno scarno bagaglio, giunse a San Mauro Mare.
Le prime persone incontrate furono i nuovi vicini di casa: Lino Del Vecchio e Anita Bracci.
La diocesi era proprietaria di una piccola casa sulla via Marina all’angolo con il passaggio a livello costituita da 4 stanze, ma sprovvista di tutto, anche dei più elementari servizi igienici. Sul retro della casa, ma a questa attaccata, una capanna. Più distante ed isolato vi era un gabinetto realizzato con delle semplici “bossole”. Vi era poi l’orto che giungeva sino alla ferrovia. Ovviamente non vi era neppure il riscaldamento ed il pavimento realizzato con dei mattoni rossi semplicemente appoggiati su di un letto di sabbia, nel periodo invernale erano sempre bagnati, come pure i muri, dai quali era facile notare i classici distacchi di intonaco dovuti al degrado per l’umidità presente.
I primi tempi furono particolarmente difficili, segnati da privazioni materiali e da una logistica particolarmente povera.
La parrocchia è sorta con 4 F… Fame, Fumo, Freddo e Fastidi.
Le due stanze lato monte vennero unite con l’abbattimento del muro divisorio. In questo modo si realizzò un ambiente maggiormente ampio dove si poteva celebrare Messa, svolgere il catechismo dei ragazzi e ritrovarsi per lo svago. Dopo pochi anni questo ambiente venne dedicato esclusivamente a chiesina e così rimase sino al 2001.
Nelle rimanenti due stanze Don Ivo realizzò lo studio sulla via Marina, con l’installazione anche di una stufa a legna e la camera da letto sul retro. La capanna venne quindi divisa in due locali. Nel locale a ridosso della camera da letto fu costruita la cucina con un misero fornello a gas e nella restante parte il ripostiglio con il calciobalilla per il gioco dei ragazzi. Quanta miseria…
Occorreva mettersi in cammino ed “edificare” materialmente e spiritualmente