posted by urbini Marzo 08th, 2008.No Comments
Sembra che i gruppi non si rendano conto che i loro momenti difficili sono causati da mancanze di responsabilità nel spartirsi il fardello.
Di fatto, tutta la “schiavitù” è la conseguenza di irresponsabiltà e del non fare a pieno il proprio lavoro.
C’è grande ricompensa nella soddisfazione di fare il proprio lavoro ed essere parte di un gruppo che ha rispetto di sè. Ricchezza e potere scaturiscono da quella base. Fino a che non si giunge al livello minimo di un gruppo che ha rispetto di sè, con standard-professionalità alta, dal futuro ci si può aspettare solo povertà e tempi duri. Una persona ha un gruppo di lavoro (organizzazione), nella misura in cui contribuisce alla sua perfezione, mostrando iniziativa e risolvendo quel che salta fuori. é l’iniziativa individuale e non gli ordini, ciò che crea un gruppo.
L.R.Hubbard HCOPL 21 sett. 1980
posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments
Bambina di Dio,
Tu che hai conosciuto presto
la durezza e la fatica,
il dolore e le brevi gioie della vita:
Tu che sei stata povera ed orfana,
Tu che hai amato il prossimo
instancabilmente,
facendoti serva umile e premurosa:
Tu che sei stata buona senza inorgoglirti
che hai amato l’Amore
sopra ogni cosa:
Tu che hai versato il tuo sangue
per non tradire il Signore,
Tu che hai perdonato il tuo assassino
desiderando per lui il Paradiso:
intercedi e prega per noi
presso il Padre
affinché diciamo sì
al disegno di Dio su di noi.
Tu che sei amica di Dio
e lo vedi faccia a faccia
ottienici da Lui
la grazia che ti domandiamo…
Ti ringraziamo, Marietta,
dell’amore
per Dio e i fratelli
che già hai seminato
nel nostro cuore.
Amen
posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments
Il percorso di Don Ivo, come primo parroco di Santa Maria Goretti (13 marzo 1963 – 5 ottobre 2002), è stato contrassegnato inoltre dai seguenti dati statistici.
Celebrazione di matrimoni: n. 171
Celebrazione dei battesimi: n. 579
Celebrazione della Prima Santa Comunione: n. 607
Giovani accompagnati al sacramento della confermazione: n. 526
Funerali celebrati: n. 320
Il numero dei battezzati in parrocchia nell’arco di 8 mesi è molto ridotto poiché, in quel tempo, vi era l’abitudine di battezzare immediatamente se non dopo pochi giorni il neonato.
Erano diversi coloro che nascendo quindi nelle cliniche ospedaliere, venivano battezzati al loro interno prima delle dimissioni della mamma con il figliolo.
Primo matrimonio a Capanni (Chiesa di Sant’Antonio Abate)
Paolo Falsetti con Carla Casadei il 29/06/1963
Primo matrimonio a San Mauro Mare (Chiesina di via Marina)
Lelio Salvini con Elsa Campana il 27/10/1963
Primo funerale: Maria Galassi il 31/05/1963
posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments
E’ ancora forte e viva l’emozione che in tanti abbiamo vissuto il 26 e il 27 settembre 2003 quando, la nostra parrocchia ha avuto un’occasione unica, senza dubbio irripetibile per molti anni: l’onore di ospitare le reliquie della santa patrona, Maria Goretti.
Il lungo lavoro preparatorio, iniziato quasi un anno prima ad opera di Don Mirco, ha avuto il suo lieto epilogo nel mese di settembre del 2003. Al termine del lungo pellegrinare, fatto dalla reliquia, nelle varie chiese italiane per la ricorrenza del 100° anno dal martirio.
S. Maria Goretti è giunta in Romagna nelle tre chiese a Lei dedicate, per una 4 giorni di preghiera e di venerazione, a Fosso Ghiaia (diocesi di Ravenna – Cervia), San Mauro Mare (diocesi di Rimini) e Cesenatico (diocesi di Cesena – Sarsina).
Tale avvenimento è coinciso inoltre con i festeggiamenti per i 40° anniversario della fondazione della Parrocchia.
Ripercorrendo con la memoria i tanti momenti di quelle 26 ore, vorrei soffermarvi brevemente su quattro “fotografie” indelebili che rimarranno stagliate a lungo nella mia mente.
La prima foto riguarda l’umile fede cristiana dei tanti che si sono avvicinati alla teca di cristallo, che si sono fermati a pregare la Santa, con le mani incrociate, in ginocchio sulle panche e spesso, con piccoli rivoli di lacrime a solcare i loro volti, a ricercare nel silenzio interiore, quelle risposte alle tante domande che solo la voce dell’anima può dare. Quanti sguardi ho incrociato, quanti visi a me sconosciuti sino allora, sono divenuti all’improvviso familiari, fraterni, come se li avessi sempre avuti vicino.
La seconda foto riguarda la partecipazione alla messa delle ore 18,30, quella celebrata dal nostro Vescovo e concelebrata dai diversi sacerdoti del nostro circondario, subito dopo l’arrivo della Santa. Una folla composta che si è accalcata in chiesa e che con vera partecipazione ha ascoltato l’omelia che ha ripercorso alcuni tratti salienti della vita di Marietta e di ciò che l’ha resa santa. Una celebrazione liturgica profondamente sentita e vissuta, sia per il tema trattato ma anche perché, tra di noi c’era Lei, la Santa tanto pregata da questa comunità, la Patrona, la Titolare della nostra parrocchia per la quale, giustamente, meritava una simile attenzione con il rispetto dovuto.
La terza foto è relativa al sorriso del padre passionista, custode del Santuario delle Grazie di Nettuno, dove Ella riposa. Con le sue parole, con i suoi aneddoti accompagnati appunto da un sorriso che non era solo di “facciata” ma che proveniva dal profondo del cuore, trasmetteva a tutti coloro che si soffermavano a parlare con lui una sensazione di gioia nell’ascoltare parole e fatti riguardanti la nostra Santa. A tutti ripeteva con insistenza di pregarla, di invocarla, di chiederLe doni e grazie, perché lei è la nostra protettrice e per questo non ci abbandonerà mai.
La quarta foto riguarda la nostra comunità parrocchiale. Unita, come purtroppo poco spesso succede, ha vissuto il momento particolare con una serenità d’animo ed una felicità interiore che trapelava chiaramente. A coloro che domandavo una parola o un pensiero su questo avvenimento, mi veniva risposto semplicemente che era una gioia accompagnata da una forte emozione. Ed è stato proprio così: la gioia dell’amore che ci ha abbracciati come un caldo abbraccio materno. Un amore genuino e semplice che ci ha fatto sentire Comunità, che ha azzerato l’eventuali distanze che fino allora potevano esserci tra noi e che ha riempito i nostri cuori di una succulente dolcezza.
Grazie Signore, grazie Santa Maria Goretti per aver rinnovato in noi quelle emozioni che abbiamo toccato e per le quali siamo perennemente in cammino.
posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments
L’ultima grande opera “materiale” realizzata da Don Ivo in qualità di parroco è stata la costruzione della Casa della Comunità.
La necessità di spazi per le varie attività parrocchiali, dal catechismo agli incontri dei vari gruppi, dai momenti di svago e di ritrovo dei giovani a feste sempre meglio organizzate, aveva aumentato in modo ormai smisurato il desiderio di dotare la parrocchia di nuovi e maggiormente consoni ambienti.
Su progetto dell’Architetto Bianchi e del Geom. Tonti la Casa della Comunità è sorta sulle macerie della vecchia chiesa. Anche questa volta l’impresa costruttrice è stata quella dei fratelli Pompili Vittorio e Piero.
Il Vescovo Mariano, in occasione della celebrazione della Cresima del 17/10/1999, benedisse la prima pietra che venne poi posata nell’estate del 2000, nelle fondazioni lato Bellaria.
Riportiamo nel seguito la lettera che è stata consegnata a tutte le famiglie nel novembre del 2000, riguardante la presentazione della nuova struttura.
Costruiamo insieme la Casa della Comunità Parrocchiale
Perché una nuova costruzione ?
Finalmente anche la nostra Parrocchia si doterà di una vera e propria Casa Parrocchiale.
Il “vecchio salone”, la chiesina, l’angusto ufficio del sacerdote saranno sostituiti da una nuova struttura.
La difficoltà, sempre più avvertita negli ultimi anni, di organizzare logisticamente il lavoro dei vari gruppi era ormai smisurata. La necessità di spazi per le tante attività che si svolgono in Parrocchia e una razionale suddivisione degli ambienti, possono trovare finalmente una radicale soluzione del problema con la costruzione del nuovo edificio.
Non si tratta semplicemente di “fare la casa del prete”, ma di costruire la “Casa della comunità Parrocchiale”.
E’ la casa di tutti: dei nostri ragazzi, dei giovani, delle famiglie, dei nonni;
è il luogo d’incontro, di festa, di preghiera, di crescita umana e cristiana.
Per questo, anche la sua realizzazione è frutto dell’impegno di tutti noi.
Come sarà ?
Il nuovo edificio viene realizzato utilizzando lo spazio della vecchia chiesa (demolita a inizio estate) ampliato ulteriormente sul retro dell’attuale chiesa.
La parte di fabbricato rivolta a nord, di fronte alla fossa che verrà in seguito tombinata, si svilupperà su due piani: il piano superiore verrà adibito alla residenza del parroco, mentre al piano terra si troveranno gli uffici.
Sempre al piano terra vi sarà un ampio salone polivalente per la realizzazione delle varie manifestazioni parrocchiali.
In corrispondenza di tutta la superficie dell’edificio si sviluppa l’interrato che, solo in minima parte verrà adibito a magazzino, per lasciare ampio spazio alle salette parrocchiali e alla cripta con la cappella, a servizio della funzioni religiose settimanali o momenti di preghiera, dove sarebbe eccessivo utilizzare l’ambiente della chiesa grande
Quanto verrà a costare ?
La spesa prevista per il completamento dell’opera si aggira attorno al miliardo.
Può essere più o meno variabile a seconda dei materiali scelti e delle rifiniture che insieme decideremo di apportare.
Come affrontare questa spesa ?
L’impegno di spesa verrà sostenuto nel seguente modo:
- Vendita del vecchio edificio (salone – chiesina – abitazione del parroco).
- Contributo della Curia.
- Contributi di Enti vari.
- Accensione di un mutuo.
- Offerte provenienti dalla nostra comunità e dai tanti villeggianti ospiti della nostra parrocchia.
Siamo quindi chiamati in prima persona come famiglie a dare il nostro prezioso contributo che non vuole essere solo economico: ognuno darà quello che potrà e sarà comunque un gran dono !
Vorremmo invece cercare anche un aiuto fatto di tempo, di disponibilità da dedicare alla nostra parrocchia.
Grazie quindi, per ciò che ogni famiglia deciderà di fare.
Insieme faremo qualcosa di bello e di importante per i ragazzi, per i giovani, per la nostra parrocchia, per noi tutti.
Il Parroco
Don Ivo Rossi
I lavori proseguirono in modo decisamente spedito. Tanto che, dopo solo un anno dall’inizio del cantiere, nel mese di ottobre del 2001, in occasione della festa parrocchiale e dei festeggiamenti per i 50 anni di sacerdozio di Don Ivo, ci si ritrovò per la prima volta a pranzare nel nuovo accogliente e capiente salone parrocchiale.
L’inaugurazione ufficiale venne però rinviata all’anno successivo, il 5/10/2002, con il taglio del nastro da parte sempre del Vescovo Mariano, in occasione del passaggio delle consegne da Don Ivo a Don Mirco, nell’ufficio di parroco di Santa Maria Goretti.
In quella sera di inizio autunno, è stato possibile notare molti occhi lucidi fra i fedeli presenti. La commozione era nell’aria. Don Ivo, dopo quasi quarantanni, pur continuando a prestare la propria attività sacerdotale in parrocchia e nella zona pastorale, lasciava il proprio incarico di parroco.
Per l’occasione, la chiesa era gremita all’inverosimile. Vi erano i “giovani ragazzini” della prima scuola materna del 1963, i chierichetti degli anni sessanta, i famigliari più stretti ed una moltitudine di gente che Don Ivo, ha battezzato, sposato, visto crescere e quindi accompagnato umanamente e spiritualmente.
I tanti abbracci ricevuti da Don Ivo, sono stati un segno tangibile dell’affetto che ha seminato in questa comunità, della discrezione con la quale ha operato il proprio servizio sacerdotale, della paterna crescita spirituale, con la quale ha accompagnato tutti noi nel suo cammino pastorale.
In quella sera, forse per la prima volta, in molti sono riusciti a sillabare parole di gratitudine nei confronti dell’anziano “Don”. Forse per la prima volta, sono riusciti ad esprimersi con un rapporto quasi filiare e a comunicare apertamente ciò che avvertivano nel loro animo. Forse per la prima volta, certe distanze formali, certe “soggezioni” venivano superate con dei semplici gesti carichi di significato. Un abbraccio. Un saluto. Un sorriso. Uno sguardo. Una parola. Una lacrima…
Tutti comunque, nessuno escluso, e possiamo affermarlo con convinzione, ripercorrendo il proprio cammino di vita in quel di San Mauro Mare, assocerà sempre nei propri ricordi qualche immagine a fianco di questo sacerdote. Un sacerdote che ha scelto di fondare una parrocchia in un luogo dove non vi era nulla, o quasi. Un sacerdote che ha cercato sempre l’umiltà in tutto ciò che ha svolto. Un sacerdote che ha costruito le opere materiali attingendo gran parte del denaro, direttamente dal proprio stipendio e dai beni personali. Un sacerdote che, senza esitazione, si è sacrificato, sempre, per questa comunità come nel momento del suo arrivo.
I primi tempi furono particolarmente difficili, segnati da privazioni materiali e da una logistica particolarmente povera. Andai ad abitare in una piccola casetta sprovvista di tutto, anche dei più elementari servizi igienici.
Occorreva mettersi in cammino ed “edificare” materialmente e spiritualmente. La speranza di fare qualcosa di bello al Signore e di giusto per questi fratelli e queste sorelle non mi ha mai abbandonato
posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments
La nuova chiesa, a forma di conchiglia e quindi in un’unica navata, si presenta con le pareti esterni in mattoni faccia a vista e l’ingresso rivolto a Sud.
La copertura è realizzata in travi di legno lamellare sfalsate fra loro, tende a simboleggiare le onde del mare che si intrecciano con il cielo. L’illuminazione naturale è garantita da 13 finestre circolari a rappresentare i dodici apostoli attorno a Gesù. L’unica vetrata a colori è sul presbiterio: “lo Spirito Santo che è il Signore e dà la vita”.
Il pavimento realizzato con lastre di granito, è stato oggetto di forte critiche da parte dell’architetto Maggiori. Eravamo in piena era Chernobyl, ed egli riteneva che vi fossero, seppur minime, presenze di sostanze radioattive in tale pietra. Il dubbio però venne diramato dopo un’attenta e scrupolosa indagine svolta presso un centro di ricerche della zona.
Sul fiancata destra vi è una grande porta metallica scorrevole che, nel periodo estivo resta sempre aperta durante le funzioni, per permettere ai tanti fedeli presenti, di poter seguire la Messa stando all’aria aperta. E’ facile in estate, con i tanti villeggianti presenti nella nostra località, vedere la chiesa stracolma di persone e cercare anche un semplice angolino dove potersi raccogliere in preghiera. In questi momenti, a distanza di vent’anni dalla sua costruzione, viene naturale pensare ad un ampliamento della chiesa.
Lungo le pareti laterali, incassate in apposite nicchie murali, vi è la rappresentazione della via Crucis. La loro visione è particolarmente suggestiva quando i riflessi del sole provenienti dall’esterno le illumina. Durante le ore notturne l’illuminazione è garantita da apposite luci posizionate al loro interno.
Il presbiterio con l’altare maggiore è costruito su di un solaio sopraelevato di tre gradini rispetto al popolo. La pavimentazione in questa zona è costituita da listelli di legno parquet. Al centro del presbiterio ha la sua sede il nuovo altare realizzato il legno ed intarsiato a mano nei suoi fianchi con simbologie riguardanti Gesù.
Il leggio, anch’esso in legno, reca nelle intarsiature i simboli dei 4 evangelisti.
Dalla precedente chiesa è possibile ritrovare il tabernacolo, con il bassorilievo raffigurante Gesù che benedice il pane con i discepoli di Emmaus, ed il magnifico crocifisso ligneo già descritto in precedenza.
Di pregevole fattura sono inoltre le nuove panche ed il confessionale. Quest’ultimo è particolarmente accogliente ed insonorizzato, per permettere una maggiore predisposizione in tranquillità, ad un dialogo spirituale fra confessore e penitente.
Il progettista ha inoltre studiato la posizione del coro nella chiesa, realizzando per loro un apposito locale in alto sulla fiancata di sinistra. Purtroppo però, la scomodità per accedervi collegato ad una non piacevole posizione ha fatto si che, in breve tempo, il coro si trasferisse ai piedi della scala nella zona che era stata studiata per la sagrestia. L’ampia zona della sagrestia è stata così suddivisa in tre parti: zona coro, sagrestia (un locale chiuso con la porta) e zona adibita a cappella laterale invernale per le funzioni infrasettimanali.
All’interno della chiesa si trovano le statue di Santa Maria Goretti e di Maria SS. La Madre.
Nelle pareti laterali al presbiterio vi sono invece le immagini di Gesù risorto e di Gesù misericordioso. Nella cappella laterale vi è un bellissimo dipinto di Santa Maria Goretti, realizzato da Anna, sorella di Don Ivo.
posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments
L’aumento della popolazione e l’esigenze di culto, coniugati con l’estinzione dei tanti debiti pregressi, sfociarono nella decisione di costruire una nuova chiesa al posto della vecchia e soprattutto ridotta nelle proprie dimensioni, del ’65.
Il giorno 11 aprile 1987, dopo aver sacrificato la pista di pattinaggio che non era più frequentata come un tempo, fu posta la prima pietra dell’attuale chiesa. La benedizione è avvenuta ad opera del Vescovo Mons. Giovanni Locatelli.
Una chiesa progettata a forma di conchiglia, dall’arch. Giuseppe (Bepi) Maggiori e costruita dalla ditta dei fratelli Pompili Vittorio e Piero. I lavori proseguirono per poco più di un anno fino all’ingresso ufficiale e alla prima celebrazione liturgica avvenuta domenica 10 luglio 1988. Con l’occasione la corale di Bellaria Igea Marina tenne un proprio concerto che emozionò ulteriormente i fedeli presenti. Il rito della dedicazione della chiesa alla nostra patrona Santa Maria Goretti, si svolse invece diversi mesi dopo e precisamente il 25 marzo 1990 ad opera del Vescovo Mariano De Nicolò.
Da pochi mesi Mons. Mariano era stato ordinato Vescovo della nostra diocesi e per la prima volta si trovava ad inaugurare una chiesa. Durante l’omelia ci ha ringraziato calorosamente per il notevole impegno che con fermezza eravamo riusciti portare a compimento. Forse è stata una delle pochissime volte che una costruzione di tale entità non ha gravato assolutamente sulle casse della curia, ma è stata totalmente autofinanziata dalla parrocchia.
La vecchia chiesa sconsacrata, divenne quindi un salone nel quale svolgere alcune attività sociali della comunità per poi lasciare lo spazio negli anni al più classico dei magazzini dove riponevamo veramente di tutto.
posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments
La vita del fondatore della parrocchia di Santa Maria Goretti è stata anche segnata da una serie di incidenti, più o meno fortuiti, che in taluni casi, hanno fatto pure temere conseguenze ben più gravi. Diversi incidenti sono stati contrassegnati dalla compagnia dell’immancabile bicicletta, come quando, in gioventù, mentre percorreva la salita di via Bonsi a Rimini venne investito da un altro ciclista che lo prese al torace lasciandolo letteralmente senza fiato, quasi tramortito a terra. Sempre da bambino, il piccolo Ivo nel giorno del giovedì santo, mentre camminava tranquillamente e diligentemente sulla propria destra lungo via Garibaldi in direzione del centro di Rimini, proprio sotto Porta Montanara, venne atterrato dal mozzo, che fuoriusciva da una ruota di un carro trainato da un cavallo. Don Ivo ricorda ancora il cavallo imbizzarrito e la fortuna che ha voluto che egli, cadesse lateralmente e non sotto le ruote del carro. Le persone presenti dissero infatti che, quel bambino, era stato come “miracolato”.
Sicuramente però, la caduta dal platano che stava potando, del novembre del 1969 e già descritta in precedenza, è stato il momento in cui ha corso il rischio maggiore.
Di pari passo è doveroso citare l’ultimo incidente, in ordine di tempo, avvenuto la mattina del 13 maggio 1981. Proprio quel giorno, ma al pomeriggio, la Madonna di Fatima deviò il proiettile che poteva ferire mortalmente il Papa Giovanni Paolo II nell’attentato subito dal Santo Padre, in piazza San Pietro. Quella mattina Don Ivo, alla guida della propria FIAT 127 rosso scuro, rientrando da Rimini sulla vecchia via Ravenna, all’altezza del campo sportivo vecchio – ora vi è il primo cavalcavia sulla destra andando verso Bordonchio, subito dopo il fiume Uso - venne investito e finì nella scarpata del fosso, a ridosso della strada, che in quel punto superava abbondantemente i due metri e mezzo.
L’auto venne rottamata ma Don Ivo se la cavò con una sola settimana di ospedale a Cesenatico.
Nei momenti del bisogno come in ospedale, oppure per influenze particolarmente pesanti o altri disturbi personali, vivendo da solo e con mia sorella che abitava distante in quel di Rimini, un aiuto sincero me lo hanno sempre dato Dante e Silvana Paglierani, i miei vicini di casa, accudendomi con discrezione e rispetto per la mia figura sacerdotale.
Don Ivo doveva proseguire il proprio cammino pastorale. Non potevano fermarlo incidenti seppure di una certa entità. Il percorso era già stato tracciato in un progetto sconosciuto, misterioso. Bisognava solo camminare giorno dopo giorno, quotidianamente, con la fede e la speranza che lo hanno sempre accompagnato in ogni passo. Vi era ancora tanto da costruire, da edificare: spiritualmente e materialmente.
posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments
Nel 1965, Don Ivo entrò di ruolo nel mondo della scuola come insegnante di religione cattolica presso la scuola media di Bellaria Igea Marina. L’impegno di professore lo svolgerà sempre con la massima serietà ed abnegazione, preparando accuratamente le lezioni e stimolando i ragazzi anche con riferimento ai vari momenti e feste liturgiche dell’anno. La scuola media, fino al 1973, era ospitata in tre diversi plessi: presso la colonia “Savina Petrilli” - sul lungomare di Igea Marina, quasi al confine con Torre Pedrera - presso la colonia “Roma” - sul porto lato Igea – e nella scuola di via Mar Jonio alla Borgata vecchia di Bellaria.
La continua crescita della popolazione e la progressiva chiusura delle colonie nel periodo invernale, accelerarono i tempi della costruzione della nuova scuola media “Alfredo Panzini” che sorse in via Zeno a Bellaria, e potè raccogliere tutti gli studenti in un unico plesso scolastico.
I primi anni di insegnamento furono effettuati con il rigoroso abito talare. Le classi non erano miste, bensì di soli maschi o di sole femmine ed il preside Torri era un dirigente che sapeva farsi valere con autorità, sia dagli alunni che dai docenti e collaboratori scolastici. Era un personaggio unico nel suo genere, particolarmente rigoroso e severo.
Fino al 1970, Don Ivo era privo della patente di guida. Per recarsi a scuola, oltre alla inseparabile bicicletta, aveva però una Lambretta, una motocicletta utilissima soprattutto nel periodo invernale e per gli spostamenti fra le varie sedi scolastiche che, come descritto, erano di una certa entità. Se però il muoversi in Lambretta era piacevole nelle belle giornate, altrettanto non si può dire quando era brutto tempo. Con il rigido inverno, le giornate di pioggia e la neve, che fino a qualche anno fa ha sempre fatto la sua comparsa, occorreva attrezzarsi al meglio per giungere a scuola in orario e con abiti consoni all’insegnamento.
Finalmente, nel 1970 con il superamento dell’esame di guida, Don Ivo acquistò la sua prima automobile: una FIAT 500 color caffelatte. I trasferimenti, da allora, divennero veramente una passeggiata. La velocità che Don Ivo amava raggiungere in bicicletta e con una certa facilità, la trasferì subito anche al volante della sua nuova vettura. Sono molte le persone - ed anche il sottoscritto - che hanno potuto constatare con quale “brio” egli percorresse le strade della parrocchia.
Parallelamente all’insegnamento alla scuola media, Don Ivo svolse per moltissimi anni lezioni di religione alle scuole elementari di San Mauro Mare. Una mattina alla settimana si recava per circa 40 minuti in ognuna delle 5 classi per prestare il proprio servizio, gratuito e spassionato, a favore dei bambini della propria comunità. La maestra o il maestro, presenti al momento in classe gli cedevano sedia e cattedra quando arrivava, ma egli, ringraziando, ha sempre rifiutato la sedia, conducendo le proprie lezioni esclusivamente in piedi.
Per molti anni ebbe tutte le mattine della settimana occupate, piene, per via delle circa venti ore che doveva dedicare alla scuola media, per la mattina impegnata alla scuola elementare di San Mauro Mare e per la mattinata occupata negli incontri diocesani o di vicariato. Considerando la normale attività parrocchiale e l’asilo che comunque richiedeva attenzione e pratiche burocratiche da evadere, è facile comprendere come questo sacerdote sia sempre stato di corsa.
Con la normativa di legge in vigore in quel tempo e riguardante le cosiddette pensioni baby, nel 1984, dopo 19 anni 6 mesi e un giorno, Don Ivo andò in pensione e poté così “rallentare” le sue corse per le strade.
I bambini delle elementari erano sempre molto calmi ed attenti durante le lezioni. Fra i ragazzi delle scuole medie vi era invece sempre qualcuno che esagerava nei comportamenti. In una giornata primaverile, alla fine degli anni sessanta alla colonia “Roma”, entrando in classe, trovai addirittura un ragazzo in piedi sulla soglia della finestra del secondo piano. Era Lanfranco Lorenzini di Igea, che mi fece “rizzare i capelli” per la paura che presi e l’arrabbiatura che montava
posted by Paolino Marzo 06th, 2008.No Comments
E’ risaputo l’attaccamento di Don Ivo alla propria chiesa. L’abnegazione e l’impegno profusi in modo costante, per non far mancare mai la propria figura sacerdotale in parrocchia e non solo per la celebrazione della Santa Messa. Don Ivo è stato fin da subito sempre disponibile con tutti coloro che si recavano a cercarlo per una confessione, un dialogo spirituale o un semplice consiglio. Raramente si allontanava per accettare l’invito a un pranzo o per una festa in famiglia. Nonostante ciò, non ha mai tralasciato di organizzare, la gita di fine estate. Come per la festa parrocchiale, era il momento del ritrovo, del rinnovare l’amicizia e la voglia di stare insieme che, per motivi collegati alla stagione estiva - l’economia trainante del paese – si erano dispersi durante le lunghe giornate calde e afose.
Con la nuova parrocchia il giovane sacerdote non voleva far mancare questo appuntamento alla sua nuova comunità e così, il 28 settembre 1963, organizzò la prima gita da Parroco a Camaldoli, in provincia di Arezzo, poco oltre il passo del Mandrioli.
Negli appunti che conserva ancora fra le sue innumerevoli carte è possibile risalire all’elenco completo dei partecipanti. A fianco di ciascuno vi è anche il costo dell’iscrizione: una cifra variabile da 500 a 800 lire. E’ piacevole notare che, fra i partecipanti, diversi sono coloro provenienti da Bellaria. Sintomo dell’affetto lasciato da Don Ivo nei quasi 11 anni trascorsi nella parrocchia del S.Cuore di Gesù
Negli anni poi le gite di fine estate si protraevano anche per qualche giorno soprattutto nelle località di montagna o con turismo culturale e religioso.
Per alcuni anni poi, Don Ivo è riuscito a ritagliare addirittura una settimana a fine settembre, da dedicare esclusivamente ai propri ragazzi (in genere con un’età media dai 13 ai 17 anni).
Alla fine degli anni 70 soggiornando a Gattara presso un’abitazione della GIOC, in comune di Casteldelci, nell’alta valle del Marecchia e successivamente, fino ai primi anni 80, a Scavolino, a ridosso del monte Carpegna in un’abitazione di proprietà.
Fino ai primi anni ottanta le gite erano molto partecipate dai ragazzi. Giovani che avevano voglia di divertirsi con scherzi che a volte erano pure un pochino pesanti. In Val D’Aosta, nella località di San Valentino, i ragazzi avevano addirittura divelto una porta di comunicazione fra due camere. Erano proprio difficili da “domare” e spesso, dovevo intercedere nei confronti dei proprietari per riportare la calma e … pagare i danni