posted by Paolino marzo 06th, 2008.No Comments
Come si era descritto in precedenza, a San Mauro a Mare, Don Ivo doveva edificare tutto poiché non vi era quasi nulla: dalla vita spirituale a quella umana. In pochi anni era riuscito a costruire la chiesa, una pista di pattinaggio e ad organizzare una scuola materna. Era riuscito a portare nella vita di tutti giorni e con regolarità, tutti i momenti forti dell’anno liturgico, dando continuità alle diverse pastorali e stimolando la fede della popolazione nelle diverse occasioni che si presentavano durante l’anno.
Era giunto però il momento di realizzare qualcosa di maggiormente dignitoso per il sacerdote, tralasciando le caratteristiche precarie che avevano accompagnato Don Ivo, fin dal suo arrivo, in una abitazione priva di servizi igienici, con la cucina nella capanna e l’umidità che divorava lentamente le murature e il pavimento. Aveva speso tutti i suoi risparmi ed anche ciò che guadagnava dall’insegnamento della religione presso la scuola media di Bellaria – Igea Marina, per la chiesa e per le altre attività che era riuscito a far partire. Non aveva esitato un attimo e senza tentennamenti si era imposto di dare le priorità alle altre realizzazioni prima di mettere mano alla propria casa. A distanza di 6 anni dalla nascita della parrocchia era giunto il momento di ristrutturare, con ampliamento, la vecchia casa.
I muratori entrarono quindi in opera per l’ampliamento della vecchia abitazione, costruendo due nuove stanze (cucina e camera da letto), oltre al bagno, al posto della vecchia capanna. Si rifece completamente il tetto e si mise mano anche al capannone di faesite.
Tolta la faesite si realizzò un grande e nuovo salone parrocchiale in muratura, piastrellato di ceramica, con il materiale che in gran parte proveniva dalla ditta dei Fratelli Lontani di Bordonchio. In questo luogo per quasi 30 anni si è svolta la pastorale comunitaria: momenti di svago e di formazione nella fede. Era un salone con un unico ambiente che si poteva suddividere in due locali con dei pannelli di legno componibili. Il riscaldamento era assicurato da un bruciatore a gasolio – donato dagli allora Studi Termotecnici Giordano di Vito Lorenzo Giordano e Rosalba Angelini - che riscaldava l’aria che veniva forzatamente spinta in apposite canalizzazioni.
Questo salone è stato il punto di ritrovo negli anni di molti giovani (e non solo), un vero e proprio riferimento della semplice vita del tempo. Era proprio polivalente poiché si faceva formazione nella fede e, al contempo, si svolgevano moltissime iniziative di svago: le proiezioni di film nelle domeniche pomeriggio invernali con la presenza assicurata delle immancabili “cicche” e liquirizie, i festival canori di primavera, le feste di carnevale e parrocchiali, le rappresentazioni di recite e scenette prodotte in casa e la possibilità di divertirsi con il gioco delle carte, il biliardino ed il ping-pong …. semplici svaghi che nel giro di pochi anni, hanno perso attrazione nei confronti dei giovani di oggi.
Il salone, o come lo si chiamava in quel tempo, “il capannone” era il punto di ritrovo del pomeriggio per i bambini e i giovani, mentre alla sera era frequentato dai ragazzi.
Situato nella zona centrale del paese ha avuto fin da subito un’attrazione per tutta la gioventù. Un successo “di vita” ed una partecipazione indescrivibile tanto da riempire sempre il locale con la vivacità propria dei giovani.
Era il 1970 quando questo salone venne inaugurato e segnò un nuovo inizio nel percorso riguardante la crescita spirituale ed umana della popolazione locale. Non sono pochi coloro che riconoscono da questo momento in poi, un ulteriore tassello aggiunto nell’identificazione della comunità di San Mauro a Mare.
La frazione a mare, era logisticamente distante dal comune capoluogo, San Mauro Pascoli. Non era collegata direttamente da un linea di autobus e solo per recarsi in municipio per fare dei certificati era un problema. Allo stesso tempo era distante dai grandi centri come Rimini, Cesena o Forlì. Era collegata con Bellaria Igea Marina poiché sottostava alla stessa direzione didattica. A San Mauro a Mare si svolgevano le scuole elementari e a Bellaria si frequentavano le medie. I giovani però non avevano alcun ritrovo comune, non avevano un punto di riferimento se escludiamo la scuola del mattino o per i più grandi, il circolo – dopolavoro - di via Marina ed il bar Pironi sulla via Pascoli.
Con la nascita della parrocchia, le realizzazioni di Don Ivo portarono una ventata di aria fresca ai tanti giovani. Don Ivo riuscì a farli legare anche fuori dalla scuola. Riuscì a formare dei gruppi che si cercavano con la voglia propria di stare insieme. Essi crescevano sia nello spirito che nel lato umano e sociale. Anche oggi, a distanza di tanti anni dalla nascita di quei primi gruppi, è facile notare come si sia radicato questo attaccamento fra loro. Come pure rimane immutato l’affetto che ancora nutrono nei confronti del loro “Don”.
Don Ivo riuscì quindi nell’impresa di aggregarli, di cementarli, mettendo a loro disposizione tutte le maggiore energie che il giovane sacerdote aveva.
Scrivevamo che il nuovo e capiente salone parrocchiale è stato inaugurato nel 1970 e il Signore ha voluto che Don Ivo giungesse a tale momento, con una certa sofferenza.
Era la metà del mese di novembre del 1969 quando decisi, in un giorno di sciopero generale con le strade praticamente vuote poiché non vedevo passare nessuno, di potare i due platani che si trovano sulla via Marina davanti alla chiesina. Non ricordo come è successo, fatto sta che caddi a terra e battei violentemente il capo. Mi trovarono riverso in una pozza di sangue. All’ospedale di Rimini mi accompagnò con la propria auto Elio Peverini. Mi riscontrano la scatola cranica incrinata e feci una degenza lunga un mese. Rientrai in parrocchia il 12 dicembre, in occasione del funerale di Teresa Bellagi in Manzelli.
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