posted by Giampaolo Campana marzo 06th, 2008.No Comments
Nel 1965, Don Ivo entrò di ruolo nel mondo della scuola come insegnante di religione cattolica presso la scuola media di Bellaria Igea Marina. L’impegno di professore lo svolgerà sempre con la massima serietà ed abnegazione, preparando accuratamente le lezioni e stimolando i ragazzi anche con riferimento ai vari momenti e feste liturgiche dell’anno. La scuola media, fino al 1973, era ospitata in tre diversi plessi: presso la colonia “Savina Petrilli” – sul lungomare di Igea Marina, quasi al confine con Torre Pedrera - presso la colonia “Roma” – sul porto lato Igea – e nella scuola di via Mar Jonio alla Borgata vecchia di Bellaria.
La continua crescita della popolazione e la progressiva chiusura delle colonie nel periodo invernale, accelerarono i tempi della costruzione della nuova scuola media “Alfredo Panzini” che sorse in via Zeno a Bellaria, e potè raccogliere tutti gli studenti in un unico plesso scolastico.
I primi anni di insegnamento furono effettuati con il rigoroso abito talare. Le classi non erano miste, bensì di soli maschi o di sole femmine ed il preside Torri era un dirigente che sapeva farsi valere con autorità, sia dagli alunni che dai docenti e collaboratori scolastici. Era un personaggio unico nel suo genere, particolarmente rigoroso e severo.
Fino al 1970, Don Ivo era privo della patente di guida. Per recarsi a scuola, oltre alla inseparabile bicicletta, aveva però una Lambretta, una motocicletta utilissima soprattutto nel periodo invernale e per gli spostamenti fra le varie sedi scolastiche che, come descritto, erano di una certa entità. Se però il muoversi in Lambretta era piacevole nelle belle giornate, altrettanto non si può dire quando era brutto tempo. Con il rigido inverno, le giornate di pioggia e la neve, che fino a qualche anno fa ha sempre fatto la sua comparsa, occorreva attrezzarsi al meglio per giungere a scuola in orario e con abiti consoni all’insegnamento.
Finalmente, nel 1970 con il superamento dell’esame di guida, Don Ivo acquistò la sua prima automobile: una FIAT 500 color caffelatte. I trasferimenti, da allora, divennero veramente una passeggiata. La velocità che Don Ivo amava raggiungere in bicicletta e con una certa facilità, la trasferì subito anche al volante della sua nuova vettura. Sono molte le persone - ed anche il sottoscritto - che hanno potuto constatare con quale “brio” egli percorresse le strade della parrocchia.
Parallelamente all’insegnamento alla scuola media, Don Ivo svolse per moltissimi anni lezioni di religione alle scuole elementari di San Mauro Mare. Una mattina alla settimana si recava per circa 40 minuti in ognuna delle 5 classi per prestare il proprio servizio, gratuito e spassionato, a favore dei bambini della propria comunità. La maestra o il maestro, presenti al momento in classe gli cedevano sedia e cattedra quando arrivava, ma egli, ringraziando, ha sempre rifiutato la sedia, conducendo le proprie lezioni esclusivamente in piedi.
Per molti anni ebbe tutte le mattine della settimana occupate, piene, per via delle circa venti ore che doveva dedicare alla scuola media, per la mattina impegnata alla scuola elementare di San Mauro Mare e per la mattinata occupata negli incontri diocesani o di vicariato. Considerando la normale attività parrocchiale e l’asilo che comunque richiedeva attenzione e pratiche burocratiche da evadere, è facile comprendere come questo sacerdote sia sempre stato di corsa.
Con la normativa di legge in vigore in quel tempo e riguardante le cosiddette pensioni baby, nel 1984, dopo 19 anni 6 mesi e un giorno, Don Ivo andò in pensione e poté così “rallentare” le sue corse per le strade.
I bambini delle elementari erano sempre molto calmi ed attenti durante le lezioni. Fra i ragazzi delle scuole medie vi era invece sempre qualcuno che esagerava nei comportamenti. In una giornata primaverile, alla fine degli anni sessanta alla colonia “Roma”, entrando in classe, trovai addirittura un ragazzo in piedi sulla soglia della finestra del secondo piano. Era Lanfranco Lorenzini di Igea, che mi fece “rizzare i capelli” per la paura che presi e l’arrabbiatura che montava
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