posted by Paolino marzo 06th, 2008.No Comments
Si faceva comunque sempre più impellente la necessità di avere una vera e propria chiesa, un ambiente maggiormente degno per le sacre funzioni.
Il terreno per tale costruzione fu trovato in fondo a via Panzini, nell’area Benelli, senza non poche difficoltà, al confine con la fossa Matrice e a ridosso del locale dove, in estate, si svolgeva l’asilo. Per quei tempi, il luogo dove doveva sorgere la chiesa era particolarmente distaccato e decentrato dal centro del paese. Ma Don Ivo e la piccola schiera di parrocchiani attivisti, aiutati dalla diocesi, non riuscirono a strappare di meglio. Il desiderio di un luogo Sacro e dedicato esclusivamente alla liturgia avrebbe colmato le tante distanze e le diverse riluttanze della popolazione cristiana.
La chiesa sorse praticamente su di un progetto fatto in casa a quattro mani: Don Ivo Rossi e il costruttore residente a Capanni, Giorgio Rossi.
Realizzata in muratura portante, con un’unica navata, aveva le dimensioni di metri 16 x 8, rivolta a Sud-Est e posizionata parallela alla linea ferroviaria. Il costo complessivo dell’opera risultò essere di 3.500.000 di Lire.
La generosità non mancò mai fra le tante opere materiali che si realizzarono negli anni in parrocchia. La porta d’ingresso, usata ma di legno robusto, fu regalata da Carlo Giorgetti, albergatore di Igea Marina, fratello di Paolino. Le sei finestre laterali (tre per parte) come pure le due porte in prossimità dell’altare provenivano da una colonia. La Via Crucis, raffigurata con il volto di Cristo in quadretti di bronzo - oggi posizionata nella chiesa di Capanni – decorava le pareti laterali ed era stata gentilmente offerta da un villeggiante di Bologna insieme ad alcuni paramenti sacri. L’altare ed il sovrastante tabernacolo erano posizionati contro il muro sino alla fine degli anni sessanta quando, con il concilio vaticano II, il sacerdote, oltre che a cessare di celebrare in lingua latina, si doveva modificare la posizione dell’altare. Occorreva staccarlo dal muro, e si doveva permettere la visione frontale e non di spalle del celebrante durante l’eucaristia. Il magnifico crocifisso ligneo, proveniente da un artigiano di Ortisei (BZ), tutt’ora visibile al centro del presbiterio nell’attuale chiesa, è stato donato da Laura Ghirello, un’insegnante elementare che per tanti anni ha lavorato nella piccola realtà di San Mauro Mare, contribuendo alla formazione di molti giovani. Il crocifisso ha una particolarità che magari solo i più attenti sono riusciti a rendersene conto. Gesù accavalla il piede sinistro a quello destro, anziché il contrario, come è possibile vedere in molte rappresentazioni della crocifissione. Il riscaldamento era assicurato da 4 stufe a colonna con campana, alimentate da bombole di gas.
Per giungere alla chiesa occorreva percorrere una strada bianca che da una parte costeggiava i rovi che si trovavano sull’argine della linea ferroviaria e dall’altra un filare di pioppi. Tale strada, nel periodo invernale, si riempiva di pozzanghere con un semplice rovescio d’acqua.
“Vi era un filare di pioppi che costeggiava la strada bianca. Su questi alberi stendevo un cavo elettrico per portare la luce alla chiesa che, nei primi tempi ne era priva. A volte dimenticavo di inserire la spina e dovevo correre a casa se volevamo la luce!”
La prima funzione liturgica nella chiesa di Santa Maria Goretti porta la data del 1965.
Fu veramente un gran festa per l’intera parrocchia.
Questa chiesa rimase inalterata strutturalmente per circa 12 anni sino a quando, nell’inverno 1977-78, si inaugurò il riscaldamento centralizzato. Per permettere ciò, si costruirono in adiacenza e sul retro della chiesa due piccoli locali sino a giungere in prossimità della fossa. In uno venne realizzata la sagrestia e nell’altro la centrale termica – un semplice bruciatore a gas - che, irrorava aria calda tramite una grata, posta in alto nel muro, sulla sinistra dell’altare. Sinceramente la tecnologia di allora non era delle più silenziose. A questo però provvedeva Don Ivo, facendo spegnere ai chierichetti il bruciatore al momento del “Credo”. In questo modo si otteneva il silenzio ottimale per il raccoglimento della preghiera eucaristica …. e un risparmio economico nella gestione delle bollette del gas.
Se nel periodo invernale la chiesa si riempiva in ogni ordine di posti nelle funzioni principali, altrettanto e in modo molto più consistente succedeva in estate. Per sopperire alla mancanza di spazi si spalancavano le finestre e i villeggianti seguivano la messa dall’esterno.
Dopo poche settimane dall’inaugurazione della chiesa si completò la costruzione del campanile. Realizzato con profili angolari in acciaio in forma semplice, raccolse 2 campane nel primo anno, alle quali si aggiunse una terza campana l’anno successivo per giungere poi a 4 campane nel 1995 per un totale di 10 quintali di bronzo. Le prime due campane (la grande del peso di 4 q.li e la mezzanella da 2 q.li) vennero benedette il giorno della prima Comunione svolta il 16 maggio 1965 e furono donate da una villeggiante di Roma: Maria Loretana Benedetti. Nel tempo si issarono la mezzana da 3 q.li, acquistata dalla parrocchia e la piccolina da 1 q.le. Anche quest’ultima donata dalla maestra Laura Ghirello. Le campane non erano azionate da un motore ma bensì dalla classica corda che si “tirava” verso il basso a mano. Coloro che hanno una certa età nel leggere questo, assoceranno facilmente la figura di Marino Rinaldi al campanile. Marino infatti era sempre presente nell’aiutare Don Ivo a suonare le campane nelle occasioni principali: l’annuncio della Santa Messa (mezz’ora prima dell’inizio), oppure l’arrivo e la partenza dalla chiesa del carro funebre.
Gli infortuni sul lavoro non sono mai mancati a Don Ivo. La cicatrice per una profonda ferita subita all’anulare della mano destra, ci ricorda quando lasciò il dito nell’argano del campanile mentre regolava i pesi di questo.
Per le grosse mani di Don Ivo questo non fu però molto preoccupante
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