posted by Paolino marzo 06th, 2008.No Comments
Il nuovo salone parrocchiale era un vero e proprio contenitore culturale polivalente. Soprattutto negli anni settanta ha visto il suo massimo splendore. Nei primi tre anni, al proprio interno, raccoglieva i bambini della scuola materna che non traslocava più nel periodo invernale presso la villa Boschetti. Al pomeriggio vi si svolgevano le lezioni di catechismo e poi, diveniva luogo di divertimento e svago per giovani e ragazzi fino alle dieci circa di sera.
La domenica pomeriggio, a partire dalle ore 14,00 le proiezioni dei film la facevano da padrona.
Alla fine dell’estate, Don Ivo con alcuni ragazzi più grandi, sceglievano e prenotavano i film che, un corriere di Bologna, avrebbe recapitato in parrocchia nella giornata di venerdì. Solitamente in ogni stagione invernale era possibile vedere film con Ercole o Maciste, Tarzan o Zorro, film western ed altri ancora. Il proiettore era di concezione moderna con un ottima visione dello schermo. L’audio era garantito da una sola cassa acustica.
Don Ivo si posizionava in piedi all’ingresso del salone, alla porta vetrata, con la “cassa” realizzata con una semplice scatola metallica, dove vendeva i biglietti rigorosamente SIAE al prezzo variabile negli anni da 50 a 100 Lire. Capitava spesso che qualcuno si offriva ad aiutarlo nella biglietteria, ma soprattutto, nella vendita di cicche e liquirizie. I giovani infatti ne facevano la scorta all’inizio della proiezione o durante il singolo o doppio intervallo a seconda della durata del film e di conseguenza dalla composizione di “pizze”.
Vi era sempre una gran ressa sulla porta, soprattutto per prendere la postazione migliore, sulle seggiole di legno pieghevoli e non fisse al pavimento.
Le urla assordanti dei ragazzi venivano poi sentite nel paese a notevole distanza dal locale quando, durante il film, “arrivavano i nostri”…
Al termine della proiezione c’erano sempre tre ragazze che mi aiutavano a riordinare il salone, spazzando e riponendo le sedie: le sorelle Monica e Donatella Pazzaglia con la loro cugina Milena Frizzi.
Fra le tante iniziative svolte all’interno del salone è bene ricordare i “Festival Parrocchiali della Canzone” a cavallo fra fine inverno ed inizio primavera. Erano vere e proprie kermesse, rivolte ai bambini e ragazzi, che raccoglievano iscritti non solo da San Mauro mare, ma anche dalle località limitrofe. Il primo Festival reca la data dell’aprile del 1976. Due serate che hanno registrato il tutto esaurito in sala e che hanno portato entusiasmo e soddisfazione fra i giovani organizzatori: quasi tutti ragazzi della classe 1959-1960. Il palco era stato costruito con tubi innocenti e tavole. Il gruppo musicale che accompagnava i cantanti era tutto interno alla parrocchia: Alfio Pari al basso, Mario Nicoletti alla batteria, Maurizio Scarpellini all’organo e Loris Carichini alla chitarra. A presentare le serate e per la prima volta a salire su di un palcoscenico all’età di 16 anni, Paolo Teti.
Col passare degli anni e considerate le tante attività che si potevano svolgere, si decise di costruire un palco definitivo e permanente con muretti di mattoni, tavole di legno - donate da Quarto Magnani - maggiormente appropriate e pavimentazione del palco rivestita con moquette.
Il palcoscenico fu costruito direttamente dai ragazzi durante le loro veglie nel salone. I 4 muretti di sostegno furono opera di Giovanni Pari (Squizzo) – il nostro muratore – e da Maurizio Pironi (Sèna). L’inesperienza di Maurizio, prevalse sulle capacità professionali di Giovanni. Il suo muretto riuscì maggiormente “a piombo” rispetto a quelli dell’amico.
La voglia di stare insieme dei giovani di allora e la minore attrazione televisiva del tempo portava i ragazzi a ritrovarsi e ad organizzare sempre qualcosa nel lungo periodo extra estivo, ovvero da ottobre ad aprile. Nascevano così le rappresentazioni comiche, con scenette goliardiche veramente divertenti che portavano gli adulti e i giovani ragazzi, a passare una serata diversa e in amicizia nel salone. Il tutto era rigorosamente fatto in casa: gli attori nonché scenografi erano gli stessi ragazzi. In un certo periodo vi fu anche la possibilità di vedere all’opera un fachiro: Maurizio Pironi, con l’aiuto dell’amico Giovanni Pari, si dilettava infatti a sdraiarsi su di una tavola di chiodi, a camminare sui vetri, finanche a mangiare il fuoco.
Gli anni settanta, fino ai primi anni ottanta hanno visto sempre molta attività e partecipazione a queste iniziative che camminavano di pari passo con il normale svolgimento della vita pastorale
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