posted by Ferruccio Gennaio 13th, 2008.No Comments
Nell’estate del 2003 sono stata in Zambia a fare volontariato presso uno dei centri della comunità della Papa Giovanni XXIII.
La comunità ad Ndola possiede molti centri: farm, case famiglia, case di accoglienza che sono gestite in parte da un ramo della comunità che prende il nome di Raimbow ed altri centri gestiti
dal progetto Cicetekelo (che significa speranza in Bemba).
Io sono stata per un mese al Cicetekelo fase I, progetto che ha fatto i primi passi nel 1997 per aiutare i ragazzi di strada, e solo dal 2001 dispone di strutture dove poter accogliere i ragazzi.
Il progetto Cicetekelo è suddiviso in due fasi: la fase I è un centro dove c’è posto per dormire per 32 ragazzi, mentre l’attività diurna serve 130 ragazzi dall’età compresa tra gli otto ed i ventiquattro anni. Presso il centro i ragazzi ricevono la colazione il pranzo; sono seguiti da
quattro zambiani più i volontari, grazie ai quali possono ricevere le attenzioni di cui necessitano: nutrizione, istruzione, cure mediche, divertimento, etc..
La fase II, invece, diventerà, una volta che saranno raccolti i fondi per adempiere al progetto, un centro che riceverà i ragazzi ormai adulti del Cicetekelo I, per dare loro la possibilità di imparare un mestiere ed avere vitto ed alloggio per avere le capacità un giorno di rendersi autonomi.
La fase II è a Misundu dove ci sono distese di campi coltivabili, capannoni con al
loro interno macchinari: per lavorare il grano e produrre la farina, per lavorare il legno ed altre attività che aiuteranno il sostentamento del progetto.
Ora i ragazzi a Misundu stanno portando a compimento la costruzione della mensa nella quale si spera un giorno di produrre il pane. I ragazzi che ho visto lavorare sono entusiasti del progetto perché costruiscono strutture che li aiuteranno a creare un futuro per la loro vita e perché riescono ad essere assistiti anche finanziariamente, vengono stipendiati, e ciò permette ai ragazzi di aiutare se stessi e le loro famiglie; Maphius è molto contento perché riesce a vestire a sfamare la figlia di un anno e mezzo. Maphius è uno dei ragazzi che ho conosciuto, con lui mi sono trovata a trascorrere delle ore a parlare della storia dell’Africa, gli ho tradotto parti di un libro che mi ero portata.
Con Maphius ho cantato anche qualche canzone di Bob Marley, cantante che piace molto ad entrambi. Mi sono stupita che nonostante Maphius si professasse rastafariano non conoscesse neanche bene la vita e la storia di Bob Marley. Col passare dei giorni mi sono guadagnata la fiducia e l’amicizia di Maphius, in dimostrazione di questi sentimenti , lui mi ha fatto vedere la sua graziosa figlia che ad un anno e mezzo di vita ha gia le treccine;
appena mi ha vista, la piccola, si è messa a piangere perché io ero la prima bianca che lei vedeva, le facevo paura. Questo è il rapporto che ho stretto con Maphius ma non è stato l’unico, io trascorrevo le giornate con 130 ragazzi ed ho cercato di avvicinarmi a tutti in modi diversi.Con il ragazzo sordo-muto ho comunicato a gesti, con il ragazzo affetto da malaria celebrale ho comunicato tramite i sorrisi, con i più piccoli, con i quali era difficile parlare sia in inglese che in bemba mi sono avvicinata con i giochi e le carezze, con i miei coetanei ho affrontato il problema della tossicodipendenza. Ecco cosa ho fatto per un mese in Africa, sono stata un’ amica, una confidente e per certi versi un’insegnante, nulla di più.
Forse la mia presenza non li porterà a vivere un giorno in più, ma li ha aiutati a vivere serenamente e con il sorriso sulle labbra per un giorno. Io sono stata per un breve tempo della mia vita una volontaria in Africa e sono riuscita a vivere un’esperienza coinvolgente, unica ed indimenticabile grazie all’impegno di altri volontari che hanno deciso di vivere in mezzo hai poveri e grazie all’aiuto economico di tutti coloro che hanno partecipato.
L’esperienza che vi ho appena raccontato l’ho vissuta un anno e mezzo fa, eppure sono ancora qua a raccontarla, a coinvolgere le persone, a sensibilizzare chi ho vicino perché quello che ho visto è una grande prova di solidarietà e coraggio che va rinnovata ogni giorno perché non debba cessare mai.
Maria Elena Poggioli
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